martedì 14 aprile 2026

Bright Young Women

Tra le letture più interessanti degli ultimi mesi rientra Bright Young Women della casa editrice Ubago, che leggevo per la prima volta. Secondo romanzo dell’autrice Jessica Knoll, si tratta di uno stravolgimento del genere true crime, lontanissimo dalle narrazioni sensazionalistiche che lasciano il ruolo di primo piano ai serial killer trasformandoli i personaggi mitologici.

Ambientato tra gli anni '70 e gli anni '20 del 2000, si ispira a fatti reali e ai delitti di un serial killer statunitense realmente esistito che non viene mai chiamato per nome, bensì "l’imputato" proprio per relegarlo in un ruolo di secondo piano. Dà voce alle sue vittime e a coloro che le hanno conosciute, in particolare a Pamela, la cui migliore amica Denise è stata una delle vittime durante le aggressioni alla sede di una confraternita di Tallahassee in Florida, e a Ruth, una delle vittime il cui corpo non è mai stato ritrovato, ma che ritorna in vita nelle pagine dell’autrice rivendicando la propria dignità di donna che ha duramente lottato e dovuto sacrificare molto per ottenere la vita che voleva e che a causa dell’assassino non ha mai avuto la possibilità di godersi come avrebbe meritato.

Quello di Knoll è un romanzo su come le donne diventino troppo spesso agite invece che agenti, di come i loro sentimenti vengano sminuiti, le loro testimonianze ridicolizzate mentre è fin troppo facile rendere un eroe dotato di capacità straordinarie colui che invece è soltanto un colpevole preda dei propri istinti che ritiene le donne oggetti o spazzatura, per coprire gli errori di chi avrebbe dovuto fermarlo.

Un punto di vista femminista dunque che attualizza il discorso sui serial killer e lo mette al centro del problema, ricordandoci che queste storie non devono diventare biografie incensanti, bensì ci devono ricordare le responsabilità le colpe ed è sempre più necessario non tralasciare sullo sfondo le vittime alle quali va riconosciuto il vero centro della scena.

Ho trovato il testo di Knoll molto stimolante; in più la costruzione delle sue protagoniste è approfondita e permette di affezionarsi loro e provare empatia nel corso della lettura, che non è mai un testo freddo e didascalico nonostante l’enorme lavoro di documentazione che ha richiesto all’autrice per la stesura.

Lo consiglio a tutti gli appassionati di true crime per allontanarsi dagli stereotipi e dalle narrazioni maschiliste e apprezzare un punto di vista molto raro su un genere narrativo famoso per ben altri romanzi.

Qual è l’ultimo testo true crime che avete apprezzato?

Nessun commento:

Posta un commento