mercoledì 26 marzo 2025

A sangue freddo

Capostipite del genere true crime, "A sangue freddo" di Truman Capote (pubblicato in Italia da Garzanti editore) è costruito con la struttura di un'opera di narrativa, ma si occupa di ricostruire e raccontare fedelmente fatti realmente accaduti.

In Kansas, nel 1959, due giovani da poco usciti dal carcere per reati minori sommarono le proprie insoddisfazioni e solitudini per derubare una fattoria di Holcomb, la casa dei Clutter: un tentativo di rapina ad una cassaforte che non c'era, e che finì nel sangue, con il compiersi di ben quattro omicidi impulsivi e imperdonabili. 

Di questo delitto Capote lesse sul New York Times, e decise di recarsi nella cittadina dove trascorse poi molto tempo, documentandosi, intervistando persone realmente coinvolte, con il supporto dell'amica scrittrice Harper Lee. Pubblicata a puntate sul New Yorker, l'opera d'inchiesta che gli richiese ben sei anni di lavoro divenne l'apripista del genere non-fiction, ancora tanto popolare al giorno d'oggi, ma all'epoca suscitò non poco scandalo, generando accuse di voyeurismo nei confronti dell'autore, che riporta i fatti in maniera esterna, distaccata.

Leggendo questo testo però traspare una grande umanità in come Capote delinea i suoi personaggi: Nancy Clutter è forse quella che rimane più impressa, insieme al fratello, due ragazzi nel pieno delle loro potenzialità ancora da realizzare, amanti degli animali, della comunità in cui vivevano, rispettati e benvoluti da tutti. Anche ai colpevoli però non viene negata un'identità, anzi ripercorriamo le loro formazioni sin dall'infanzia, e particolarmente nel caso di Perry Smith è davvero difficile non pensare che sarebbe potuto diventare un uomo diverso, se avesse ricevuto amore e protezione come ogni bambino merita.

Desideravo da tempo recuperare questo libro, e il gruppo di lettura organizzato da @narrazionisuldivano è stato la perfetta occasione per farlo: mi sono sentita coinvolta dallo svolgersi dell'indagine, dalla caratterizzazione dei protagonisti, e lo consiglio come un'ottima lettura per gli amanti del genere.

Ho anche intenzione di approfondire l'argomento attraverso la lettura del fumetto "Capote in Kansas" pubblicato da Panini, e la visione del film con protagonista Philip Seymour Hoffman!

Avete già letto questo classico americano?

giovedì 20 marzo 2025

Ethan Frome

Ormai diventato maggiorenne nella mia libreria, "Ethan Frome" di Edith Wharton, pubblicato da Rizzoli, ha finalmente avuto il suo momento grazie al gruppo di lettura #gliambasciatorideilibri.

Si tratta di un romanzo breve ma soprattutto scorrevole e coinvolgente, che ho letto in una sola giornata perché non potevo aspettare per conoscere gli sviluppi della trama. Come si evince già dal titolo, il protagonista di questa storia è Ethan Frome, un uomo modesto, un contadino senza grandi ambizioni, che vive nella sua proprietà con la moglie Zeena, donna cagionevole per cui non prova grande trasporto -l'incontro tra i due è stato dettato dalla parentela e dal fatto che lei si fosse trasferita lì ad occuparsi dei genitori anziani di lui.

L'equilibrio viene spezzato dall'arrivo della giovane Mattie, che dovrebbe occuparsi di Zeena e della casa, ma che porta con sé anche freschezza, ingenuità ed entusiasmo a cui Ethan non può restare indifferente -sotto gli occhi attenti di Zeena, che coglie i segnali tra i due e ne è tutto fuorché piacevolmente stupita.

Sin dall'inizio l'impeccabile scrittura dell'autrice ci preannuncia che in questo New England rurale immerso nell'inverno, in fondo alla discesa innevata ci attende un avvenimento drammatico, un incidente da tragedia greca che aspettiamo dalle primissime pagine -ma che si configura in una dinamica casalinga che non avevo osato immaginare, ed è stata ben più amara di quanto mi aspettassi.

Pubblicato nel 1911, in seguito a una delusione d'amore di Edith Wharton, i lati più amari di questo sentimento vengono incarnati tra le pagine, in tre personaggi di cui sappiamo poco, ma quanto viene descritto è sufficiente a renderli tridimensionali e credibili -ed è difficile non dispiacersi per ciascuno di loro, ognuno per differenti ragioni.

Ho scoperto grazie a questa lettura uno stile essenziale ed evocativo che mi ha conquistata, e ora sono molto curiosa di leggere altro dell'autrice -magari il celebre "L'età dell'innocenza" con cui è stata la prima autrice a vincere il Premio Pulitzer!

Avete già letto qualcuno dei suoi titoli?

martedì 11 marzo 2025

Tutta la vita che resta

Alla sua uscita, lo scorso anno, non credevo che "Tutta la vita che resta", l'esordio di Roberta Recchia per Rizzoli, sarebbe stato nelle mie corde; poi gli innumerevoli pareri positivi mi hanno convinta, l'ho ricevuto in regalo per San Valentino, ed eccoci qui.

Lo dico subito: mi è piaciuto. Non l'ho trovato un romanzo perfetto, credo ci siano delle ingenuità, degli elementi d'accumulo non necessari quasi a voler trattare ancora un tema in più, ancora un altro, che distolgono inutilmente dal cuore della storia. La storia, però, resiste agli urti.

Nell'estate del 1980, in una località balneare del Lazio, la sedicenne Betta Ansaldo viene aggredita e uccisa nella notte; con lei c'è la cugina Miriam, sua coetanea ma tutto l'opposto, timida e riservata, al punto che preferirà tacere per anni e farsi consumare dal peso insopportabile di quel segreto.

Attorno a questo nucleo, di femminicidio e di omertà, di giudizi morali e di disattenzione, c'è una famiglia: il grande amore salvifico tra Stelvio Ansaldo e Marisa; la freddezza glaciale della nonna Letizia, per cui la moralità e l'opinione altrui contano più degli affetti; Miriam che si consuma, quando la sua strada incrocia quella di Leo, un ragazzo di borgata dal cuore buono.

La linea narrativa di Leo e Corallina (quella quota LGBTQ+, con anche un tocco ulteriore di tragedia, che per quanto mi riguarda sembra un po' messa lì per forza, quasi a distrarre) è quella che ho trovato meno convincente, per quanto decisiva nello sbrogliare la matassa -funzionale, quindi, forse un po' eccessiva. 

Con la conclusione l'autrice mi ha riconquistata, quel cerchio che unisce Leo e Stelvio, i cocci che si ricompongono, la vita di prima non tornerà mai più, ma c'è la vita che resta a cui fare ritorno. 

Non è un romanzo perfetto l'esordio di Recchia ma è genuino, racconta alla pancia, ai sentimenti, e ci sono dei passaggi che emozionano, che fanno spuntare le lacrime; ci sono gli uomini che aggrediscono, che uccidono, ma anche quelli che restano, quelli che lottano per la verità, che si meritano l'amore.

È una storia degli anni '80, che potrebbe ancora essere oggi; e anche solo per questo è un romanzo che non posso fare altro che consigliarvi, come già avete fatto voi nei miei confronti.

Qual è l'ultima scoperta di narrativa italiana che avete fatto?

Naufragio

"Naufragio" di Vincent Delecroix è un romanzo breve quanto intenso: pubblicato da edizioni Clichy, è attualmente inserito nella longlist dei titoli candidati all’International Book Prize, insieme a "Il libro della scomparsa" di Ibtisam Azem, pubblicato da Hopefulmonster, che ho già letto e apprezzato moltissimo - si tratta di un testo palestinese che sceglie la chiave del realismo magico.

Qui l’autore francese si attiene invece strettamente alla realtà, a partire da un fatto di cronaca del novembre 2021 che ha visto protagonisti i servizi di emergenza francesi che non hanno inviato i soccorsi ad un gommone di migranti che stava affondando nella Manica, in attesa che si trovassero in acque inglesi, e causando così la morte di 27 persone.

Il testo conta poco più di cento pagine ed è suddiviso in tre parti: nella prima e nella terza si esprime in prima persona l’ufficiale della marina che ha comunicato al telefono con i migranti nel gommone, in un flusso di coscienza spesso non interrotto da punteggiatura o lettere maiuscole, che ripercorre gli interrogatori che subisce per accertare le proprie responsabilità in particolare riguardo alle frasi distaccate fino alla crudeltà pronunciate mentre i naufraghi supplicavano per il suo intervento.

La parte centrale, la seconda, si concentra invece sulla dinamica del disperato viaggio per mare e sulla sua tragica e quantomai realistica conclusione.

Le più letterarie sono senza dubbio la prima e la terza, un concentrato della banalità del male che affligge la società e l’opinione pubblica, non soltanto quella francese, rappresentata attraverso le parole dell’ex marito della donna, sostenitore del Front National, che davanti all’annegamento non fa altro che manifestare soddisfazione perché così in Europa "ne arriveranno di meno". 

Questo ci mette in panni scomodi, in cui sono stata stretta e a disagio, a seguire i pensieri autoassolutori della donna: ho provato spesso fastidio e repulsione, come mi era capitato leggendo "Bambino" di Marco Balzano qualche tempo fa. 

"Naufragio" non è una lettura semplice e nemmeno scorrevole quanto potrebbe far pensare la sua brevità: il suo contenuto lo rende scomodo, fastidioso, ma comunque un testo che parla dell’oggi e di quello che ogni giorno ci rifiutiamo di vedere, perché è più semplice tenere a distanza coloro che spariscono inghiottiti dalle onde e dall’indifferenza.

Recupererete qualcuno dei candidati a questo premio?

Triste tigre

Mi è servito tempo per trovare il coraggio di leggere "Triste tigre" di Neige Sinno, pubblicato da Neri Pozza, vincitore del Premio Strega europeo del 2024: si tratta di un’opera autobiografica in cui la scrittrice trova il coraggio di ripercorrere gli anni di abusi sessuali subiti dal proprio patrigno da quando era bambina.

L’argomento è così duro da risultare insopportabile: premetto per chi è particolarmente sensibile all’argomento che le pagine che contengono descrizioni esplicite sono poche, di certo non sono il centro della narrazione, ma inevitabilmente ci sono e sono difficilissime da digerire.

Questa lettura mi ha ricordato i testi del premio Nobel Annie Ernaux, a cui la stessa Sinno fa riferimento in modo esplicito in almeno un’occasione: ne condivide la prospettiva esterna su una questione estremamente personale, uno sguardo lucido, analitico, pronto a prendere in esame statistiche e opere letterarie, senza lasciarsi sopraffare dalla propria esperienza.

"Triste tigre" è dunque una riflessione collettiva sulla sopravvivenza agli abusi subiti nell’infanzia, che prende in considerazione il ruolo della vittima ma anche quello dell’aggressore, che si interroga sulle punizioni e sul ruolo della famiglia e della società senza mai scagliarsi armata di certezze, ma sempre valutando e confrontando più punti di vista.

È un lavoro coraggioso quello dell’autrice, che riesce ad evitare la trasformazione in vittima compatita, ma si riappropria della propria narrazione, artefice del proprio destino così come lo è stata quando ho trovato il coraggio di sporgere denuncia.

Non si valuta una lettura come questa in termini di gradimento, o perlomeno per quanto mi riguarda ritengo che la sua importanza tra valichi il gusto personale. La consiglio a tutti coloro che si sentano pronti ad avvicinarsi a un tema così doloroso, che non so quando troverò il coraggio di approfondire nuovamente.

Qual è l'ultima storia vera che avete letto?

giovedì 27 febbraio 2025

Tutti dormono nella valle

Ho deciso di leggere "Tutti dormono nella valle" di Ginevra Lamberti, pubblicato da Feltrinelli, a seguito de "La collina" di Andrea Delogu e della visione della docuserie "Sanpa".

All'interno della comunità di San Patrignano Lamberti è nata, e di ispirazione autobiografica è la storia che racconta, che si snoda tra Vittorio Veneto e Roma, i luoghi dove vive, e quella comune in provincia di Rimini. Nel personaggio di Claudio ci sono gli echi della vita di suo padre, tossicodipendente e odontotecnico, inquieto e vittima di manie persecutorie, ucciso poi da una malattia del fegato -l'autrice lo racconta in questo articolo. 

L'aspetto più interessante di questo romanzo, che ho trovato sorprendente, è il susseguirsi disordinato dei piani temporali, che passano dagli anni '80, ai '70, ai '60, e poi di nuovo verso il presente fino ai duemila, e poi ancora indietro. 

Racconta la vita contadina delle zone del Vittorio Veneto, la valle in cui cresce Costanza, figlia di Augusta che desiderava soltanto una bambola e la propria indipendenza, e di Tiziano, vedovo risposato e di poche parole. Racconta le tradizioni e i rimedi legati ai ritmi della natura e delle stagioni, le relazioni di vicinato e d'amicizia, e poi gli anni '70 della ricerca di libertà, delle amicizie con cui si prendono treni senza pensare alla destinazione, delle estati trascorse a dormire qua e là, sperimentando con le sostanze e con i propri limiti, fino alla nascita di Gaia concepita proprio a San Patrignano, che con l'eredità della giovinezza dei suoi dovrà confrontarsi sia da adolescente sia da adulta.

Se all'inizio ho faticato un po' ad orientarmi tra i decenni e le voci che popolano questo testo, via via ne sono stata sempre più coinvolta, fino a provare sentimenti forti, fino a farmi trascinare fino alla fine volendone ancora. Ho trovato la scrittura e la costruzione del testo notevoli e mai prevedibili, e anche il racconto di un'epoca davvero riuscito: insomma Lamberti si è rivelata una vera sorpresa, e il suo romanzo un titolo che sono molto felice di aver recuperato.

Qual è l'ultima autrice italiana che avete scoperto?

mercoledì 26 febbraio 2025

Il libro della scomparsa

Termino "Il libro della scomparsa" di Ibtisam Azem, portato in Italia dalla casa editrice Hopefulmonster, con un nodo in gola: perché questo testo è straziante, e colpisce come uno schiaffo in pieno volto, nonostante scelga la chiave del realismo magico per raccontare il presente.

Al centro di questa storia ci sono i palestinesi che Israele definisce "arabi israeliani", cittadini dei territori occupati della Cisgiordania. Ci troviamo a Giaffa, città inglobata nell'area dell'attuale Tel Aviv dopo la Nakba, la catastrofe del 1948, in cui i palestinesi furono cacciati dalle proprie case, espropriati dalle proprie terre: a Giaffa vive ancora Alaa, la cui nonna non ha mai lasciato la sua patria, nonostante le immense difficoltà (tra cui l'abbandono del marito, che avrebbe voluto lo raggiungesse all'estero). Ha sempre amato Giaffa questa donna forte e fiera, che si è sempre mantenuta con la sua macchina da cucire, e la cui mancanza ora che non c'è più è per Alaa "una rosa di spine", mentre le scrive ogni giorno sul suo quaderno rosso.

È nelle mani di Ariel però il quaderno rosso: perché d'un tratto i palestinesi sono scomparsi senza lasciare traccia, e lo stesso destino è toccato in sorte ad Alaa, suo vicino di casa con cui è stato fino ad allora in buoni rapporti, nonostante fosse incapace di comprenderne il punto di vista. E se nel quaderno di Alaa leggiamo soprattutto del passato, dei ricordi di famiglia, dei soprusi e della riflessione su cosa significhi vivere da invisibili in un territorio occupato, attraverso Ariel seguiamo il presente: lo smarrimento di media, governo ed esercito, alle prese con la scomparsa del nemico, che può essere concepita come pericolo imminente ma anche (e forse soprattutto) come un miracolo per il quale provare sollievo, pronti ad appropriarsi di nuovi spazi, di altri territori ancora -e Ariel non fa certo eccezione. 

Azem sceglie uno sguardo artistico che sembra astrarsi dalla realtà e invece la dipinge in modo netto, nella sua rappresentazione di fantasia mette ancora di più il lettore davanti alla verità, spingendolo a interrogarsi e aprire gli occhi davanti all'ingiustizia, grazie all'alternarsi dei punti di vista dei due protagonisti. 

"Il libro della scomparsa" è un romanzo di rara potenza, voce di una nuova letteratura palestinese che cerca il proprio spazio nel mondo letterario e ne ha pieno diritto: sono felice che questo titolo sia anche nella longlist dell'International Booker Prize, e ringrazio ancora @readingpolyglot per avermelo fatto scoprire. Ora non vi resta che recuperarlo: di certo non ve ne pentirete, di certo è uno dei titoli migliori che ho letto dall'inizio dell'anno.

Qual è l'ultimo testo palestinese che avete letto?