mercoledì 4 febbraio 2026

La torre d'avorio

Che con Paola Barbato e i suoi romanzi si vada sul sicuro ormai è per me una certezza. Finalmente ho recuperato il primo dei suoi titoli pubblicato non più per Piemme, bensì per Neri Pozza (e in termini di copertina e di oggetto-libro di certo c'è un netto upgrade!): "La torre d'avorio".

Dopo "Zoo" e "L'ultimo ospite" torniamo di nuovo a partire da un'ambientazione chiusa e opprimente, il rifugio milanese della protagonista, Mara Paladini, che si è volontariamente sepolta tra centinaia di scatole che contengono il suo passato. Con la sua precedente identità infatti la donna si è macchiata di un crimine per il quale ha scontato una pena in una struttura psichiatrica, ma i suoi precedenti sembrano tornare a perseguitarla quando scopre l'inquilino del piano superiore assassinato in un modo che le ricorda qualcosa...

Ho trovato "La torre d'avorio", inaspettatamente e soprattutto, una storia di legami e di solidarietà femminile: di amicizie improbabili nate nei contesti meno incoraggianti, di donne che portano il peso della colpa ognuna a modo proprio, che cercano nel salvarsi a vicenda un'espiazione. Perché essere diventate assassine o esserci andate vicino non definisce un'identità, ma la segna per sempre, e così le cinque donne al centro di questa storia scappano, per salvare Mara, per salvare le amiche che sono state e che rimangono -perché si può fuggire da tutto, ma non da se stesse.

Il ritmo di questa narrazione è incalzante, più serrato di molti altri titoli della scrittrice, i tanti spostamenti riportano alle atmosfere de "La cattiva strada" ma qui la caratterizzazione psicologica è più approfondita, e malgrado tutti gli errori tifiamo per Mara, per Moira, per tutte le donne di questa storia. 

Se siete in un momento in cui la concentrazione non è dalla vostra parte, in cui avete bisogno di un titolo che vi catturi dalla prima all'ultima riga, "La torre d'avorio" è il titolo perfetto per voi. Intanto io metto sul comodino "Cuore capovolto"...

Qual è il vostro titolo preferito di Paola Barbato?

L'amore dopo i vent'anni

La ragione principale per cui ho comprato in una libreria dell’usato "L’amore dopo i vent’anni" dell’autrice danese Linea Maja Ernst è la copertina, lo ammetto, che ho trovato a dir poco irresistibile. Elemento di rinforzo è stata la casa editrice Atlantide, che ha pubblicato titoli che negli ultimi anni ho amato molto, primi tra tutti quelli di Tiffany McDaniel.

La collana Blu Atlantide pubblica romanzi estremamente contemporanei, che parlano dell’oggi e delle esigenze e delle tematiche più attuali. È il caso anche di questo romanzo, dove un gruppo di amici degli anni universitari si ritrovano qualche anno più tardi in una villa su un lago, dove due di loro annunciano di stare per sposarsi ed emergono così passioni tenute segrete e sentimenti reciproci che non si sono mai confessati.

Le riflessioni dei personaggi indagano la fluidità delle relazioni, il concetto di poliamore ma anche l’identità di genere e l’orientamento sessuale, in un modo che difficilmente avremmo potuto incontrare in un romanzo italiano: con un’estrema naturalezza e in dialoghi che non risultano mai forzati.

Il testo è breve, scorrevole e ci pone davanti ad un sentimento che molti di noi hanno provato crescendo, ovvero la nostalgia per l’epoca in cui i legami d’amicizia erano il centro del nostro universo e il chiederci come mai talvolta le routine quotidiane, gli impegni e le famiglie formazione ci abbiano potuti allontanare così tanto. 

Non è un romanzo in cui mi sono identificata e nemmeno ho provato affetto particolare per qualcuno dei suoi personaggi, ma lo segnalo per chi fosse interessato alle tematiche. Ho apprezzato molto anche la scrittura dell’autrice, capace di descrivere in modo vivido ed efficace il contesto naturale.

Qual è l’ultima lettura che vi ha lasciati abbastanza indifferenti?

Le cinque ferite

Sviluppatosi a partire da un racconto pubblicato sul New Yorker, "Le cinque ferite" dell’autrice statunitense di madre messicana Kirsten Valdez Quade, pubblicato da La nave di Teseo, è un romanzo di quasi 500 pagine ambientato attorno a una morada nel New Mexico -una comunità di penitenti cristiani di cui fa parte Amadeo, il padre di Angel, un uomo con il vizio dell’alcol che non riesce a tenersi un lavoro. 

Angel è un'adolescente rimasta incinta all’età di 15 anni, che partorisce Connor nello stesso anno in cui la nonna Iolanda (su cui grava la responsabilità economica dell’intera famiglia) si ammala di tumore al cervello ed Angel lascia la casa di sua madre dopo essersi accorta degli atteggiamenti inappropriati del fidanzato di lei nei suoi confronti.

Attorno alla famiglia Padilla ci sono dunque ospedali, l’istituzione di Smart Stars che cerca di creare le basi per l’educazione delle ragazze madri ed il sostegno della crescita dei loro bambini e soprattutto in questo libro c’è una storia familiare, piena di fragilità e di fallimenti, in cui Amadeo compie un errore dopo l’altro, in cui Angel tiene tutti a distanza per la paura di essere abbandonata e in cui Iolanda va incontro ad un destino crudele, perdendo sempre più pazzi di se stessa e cercando finché può di non rivelarlo a nessuno.

È un romanzo molto amaro "Le cinque ferite": il titolo si ispira al rituale di una processione in cui i penitenti si flagellano e la processione quaresimale apre e chiude questo racconto, in cui ci affezioniamo ai suoi protagonisti in una storia che ho trovato estremamente nelle mie corde, perché i suoi personaggi così imperfetti sono costruiti in maniera realistica e coerente davanti al dolore delle perdite, ma anche resilienti e determinati a non arrendersi e a riprovarci facendo del proprio meglio.

Mi ha richiesto tempo questo libro, perché ha toccato delle corde personali e alcune volte non sono stata sicura che sarei riuscita a portare a termine alcuni capitoli: il declino di Iolanda e la sua sofferenza sono raccontati in modo estremamente vivido e per chi è sensibile al tema potrebbero essere molto difficili da terminare. Tuttavia, nel complesso è un romanzo che consiglio assolutamente a chi come me più di tutto ama le storie familiari e le storie di formazione, perché qui c’è il percorso di una ragazza che sembra partire con una terribile mano di carte, ma che non per questo si dà per vinta e attorno a lei pieni di errori da farsi perdonare ci sono personaggi umani che vi dispiacerà lasciare andare una volta terminato questo volume.

Qual è l’ultimo romanzo familiare che avete letto?