martedì 28 luglio 2026

La polvere che respiri era una casa

"La polvere che respiri era una casa" di Eleonora Daniel, pubblicato da Bollati Boringhieri è un romanzo che purtroppo ho trovato al di sotto delle mie aspettative. Gli argomenti al centro di questa storia sono nelle mie corde: in primis la storia di una coppia, della costruzione della loro relazione ed il momento in cui si rendono conto che questa non potrà più andare avanti -una presa di coscienza silenziosa, graduale come lo sono tutte le fini degli amori, non per forza legate alla mancanza di un sentimento reciproco. Il fattore scatenante qui è l’impossibilità di concepire un figlio desiderato, per il quale scrivono racconti e che immaginano nella sua vita futura.

Nonostante avrebbe potuto essere molto approfondito il tema della ricerca della genitorialità resta in superficie: c’è qualche accenno sì all’esecuzione di esami clinici, a dei risultati mai comunicati -capiamo che Margherita è profondamente turbata dallo stato delle cose ma non condivide con Riccardo questo turbamento e questo inevitabilmente porta al deteriorarsi del loro rapporto. Fin qui tutto ok, anzi un argomento sempre attuale che può portare a tutti spunti di riflessione. 

La scrittura ha dei guizzi interessanti, come dei paragrafi scritti per accumulo, e i suoi protagonisti, seppure non molto caratterizzati, sono credibili. Dalla metà in poi però la scrittrice ricorre ad un gesto eclatante per spezzare l’equilibrio della coppia che si era trincerata nel silenzio e nella negazione, un gesto che mi ha ricordato la protagonista di Malefica che però Nicole Trevisan aveva costruito in modo tale da rendere coerente un simile episodio con il suo personaggio, mentre non si può dire lo stesso di Margherita che fino a quel momento era decisamente più evanescente.

Ci sono poi i racconti che nominavo prima, che gli aspiranti genitori scrivono pensando agli elementi naturali. Di per sé non ci sarebbe nulla di male, ma i racconti sono lunghi e poco interessanti, soprattutto nei punti del testo in cui vengono inseriti e in cui il lettore sta aspettando uno sviluppo alla relazione tra i protagonisti che tarda ad arrivare. Ci sono poi degli elementi che sembrano inseriti solo per sbloccare la storia, come una seconda casa in Normandia raggiungibile solo in determinate circostanze delle maree, di cui nessuno sembra ricordarsi finché non diventa necessaria la sua entrata in scena. 

Se quindi l’argomento centrale di questo libro continua a sembrarmi interessante e potenzialmente rilevante per un'enorme platea di lettori, purtroppo la sua esecuzione non mi ha soddisfatto e non mi sento in tutta coscienza di consigliarvene la lettura. Sarei però curiosa di confrontarmi con qualcuno che lo abbia letto e volesse portarmi un parere differente in proposito!

Qual è l’ultima lettura di cui non siete rimasti soddisfatti?

Nessun commento:

Posta un commento