"Quello è Steamboat Willy, come quello del filmino. E stato il capo Howell a chiamarlo così." "E il signor Jingles", insisté Delacroix. Su qualunque altro argomento ti avrebbe detto che il nero è bianco, se glielo avessi imposto, ma sul nome del topo fu irremovibile. "Me l'ha bisbigliato nell'orecchio. Capitano, potrei avere una scatola dove tenerlo? Potrei avere una scatola per il mio topo, così può dormire qui con me?"
Ci saranno quelli che non capiranno come mai, nemmeno dopo tutto quanto ho raccontato, ma saranno senz'altro quelle persone che hanno letto l'espressione "Grande Depressione" solo nei libri di storia. Per chi c'era, non era una definizione e basta, chi c'era e aveva un posto fisso, amici, era disposto a tutto pur di conservarselo.
Me la caverò, non sono assassini, doveva aver pensato. E subito dopo, chissà, ricordando Old Sparky, poteva aver riflettuto che invece lo eravamo. Io ne ho giustiziati settantasette, più di quanti ne abbiano singolarmente uccisi quelli a cui ho stretto la cinghia sulla sedia, più di quanti siano stati accreditati al sergente York nella prima guerra mondiale.
"Sai, capo", mi rivelò, "oggi pomeriggio mi sono addormentato e ho fatto un sogno. Ho sognato il topo di Del." "Ho sognato che c'erano anche quelle due bambine bionde. Ridevano anche loro. Io le ho prese in braccio e non c'era sangue che veniva fuori dai capelli, stavano benissimo. Abbiamo guardato tutti insieme il signor Jingles che faceva rotolare quel rocchetto e che risate ci siamo fatti. A crepapelle." "Ma guarda." Stavo pensando che non ce la potevo fare, escluso, nemmeno a parlarne. Mi sarei messo a piangere o a gridare o forse mi sarebbe scoppiato il cuore per la disperazione e sarebbe stata la fine anche per me.
"Ho fatto alcune cose nella mia vita di cui non vado fiero, ma questa è la prima volta che mi sento veramente in pericolo di finire all'inferno." Lo guardai per assicurarmi che non stesse scherzando. Non ebbi questa impressione. "In che senso?" "Nel senso che ci stiamo preparando a uccidere un dono di Dio", rispose. "Uno che non ha mai fatto male né a noi, né ad altri. Che cosa potrò dire se mi dovessi trovare al cospetto del Padre Nostro Onnipotente e Lui mi chiedesse di spiegargli perché l'ho fatto? Gli rispondo che era il mio lavoro? Il mio mestiere?"
Ma naturalmente nel 1932 John Coffey non aveva salvato solo Melly Moores o il topo di Del, il topolino che sapeva fare quel numero virtuoso con il rocchetto e sembrava cercare Del ben prima che il cajun arrivasse... ben prima che arrivasse John Coffey, se è per questo. John aveva salvato anche me e anni dopo, mentre sotto la pioggia dell'Alabama cercavo un uomo che non c'era nelle ombre sotto un cavalcavia, fermo tra bagagli e cadaveri straziati, imparai una terribile lezione: certe volte non c'è assolutamente differenza tra salvezza e dannazione.






























