lunedì 12 marzo 2018

Vergine giurata

Di Elvira Dones, autrice albanese residente negli Stati Uniti, avevo letto pochi anni fa "Piccola guerra perfetta": un romanzo potentissimo che raccontava la guerra nel Kosovo e le sue brutalità in modo davvero toccante. Ho desiderato da allora conoscere meglio la produzione della scrittrice, sperando di scovare un altro gioiellino come quello; purtroppo non ho trovato "Vergine giurata" altrettanto convincente.





Titolo: Vergine giurata
Autrice: Elvira Dones
Anno della prima edizione: 2007
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 204





LA STORIA

Due filoni narrativi si alternano in questo romanzo, con un'unica protagonista: Hana Doda. Il primo filone è ambientato tra le montagne dell'Albania, nel minuscolo paesino di Rrnaje, dove Hana resta orfana da piccola. Viene allora cresciuta con amore da zia Katrina e zio Gjergj, che assecondano il suo desiderio di studiare all'università nonostante le ristrettezze economiche (il regime comunista autarchico di Hoxha aveva infatti imposto la collettivizzazione dell'agricoltura, che alla famiglia Doda aveva sottratto addirittura la loro unica mucca). Purtroppo, mentre Hana a Tirana sogna una vita diversa, lontana dalle montagne e dal Kanun (il codice consuetudinario albanese), lo zio Gjergj si ammala gravemente. Per via delle gravi preoccupazioni, il cuore di zia Katrina non resiste al dolore e così Hana si trova ad occuparsi dello zio in fin di vita, il quale si mette in testa di trovarle un marito prima che la nipote resti sola. Tale prospettiva pare ad Hana la peggiore condanna e così prende la decisione che cambierà per sempre la sua vita: rispettando una tradizione prevista dal Kanun, abbandona i propri panni di donna ed indossa quelli maschili, impegnandosi alla castità ed assumendo l'identità di Mark Doda, al tempo stesso uomo e vergine giurata.
Il secondo filone narrativo si svolge invece negli Stati Uniti, dove si è trasferita Lila, la cugina di Hana, insieme al marito. Lì è nata la loro figlia, ormai adolescente, ma nonostante i tanti anni di lontananza Lila non ha mai interrotto i contatti con la cugina rimasta in Albania, che considera in trappola in quei panni maschili che si è scelta. Lettera dopo lettera è proprio Lila infatti che riesce a convincere Hana, dopo quattordici anni dal giorno in cui si è tramutata in Mark, a salire su un aereo e trasferirsi dall'altra parte dell'oceano riassumendo la propria identità di donna.

Alba Rohrwacher in una scena del film
"Vergine giurata" di L. Bispuri (2015)
COSA NE PENSO

Alcuni aspetti di questo romanzo sono estremamente interessanti: prima tra tutte il costume previsto dal Kanun secondo cui una donna può divenire una vergine giurata, tradizione che mi era sconosciuta prima di leggerlo. L'autrice inoltre racconta un'Albania rurale e montana, lontana dalle moderne città, dove poche sono le opportunità professionali ed ancora meno quelle di realizzazione per le donne; ci racconta tradizioni antiche secoli, ed al di fuori di esse, lontano migliaia di chilometri, la contemporaneità occidentale in cui la protagonista può rinascere.
Mentre la parte della storia ambientata in Albania mi ha convinta molto, più dubbiosa mi ha lasciata la vita americana di Hana: ho apprezzato il suo rapporto con la nipote, adolescente molto più sicura di sé di quanto non siano mai state sua madre e soprattutto sua cugina, ed anche la caratterizzazione di Lila e del marito, legati alla cultura albanese ed al tempo stesso soddisfatti della propria vita in un Paese straniero, aperti al cambiamento. Ciò che invece mi ha lasciato un'impressione non del tutto positiva è la riscoperta di Hana della propria femminilità, specialmente l'esigenza che l'autrice sembra sentire di farle trovare per forza un uomo da frequentare, un appuntamento romantico da organizzare e un rapporto sessuale da consumare quasi ad ogni costo, come se altrimenti una donna non potesse essere completa. Il percorso di Hana in tale direzione non è riuscito a coinvolgermi ed anzi, lo ritengo quasi superfluo nel complesso della storia, che altrimenti mi avrebbe soddisfatta di più. 
Un altro aspetto da considerare è quello linguistico: "Vergine giurata" è il primo romanzo che l'autrice ha scritto direttamente in italiano, uscendo dalla propria zona di comfort rappresentata dalla scrittura in albanese, sua lingua madre. Rispetto a "Piccola guerra perfetta", che conteneva frasi che mi hanno colpita come questa:
 I due si amano da sei mesi ma la terra in mezzo a loro è stata angusta, mobile, sprovvista di normalità. Sono fatti entrambi di lava invece che di ossa, solo che bruciano in maniera diversa.
nel linguaggio utilizzato per narrare questa storia non ho trovato la stessa poesia e la stessa intensità che era stata resa nella traduzione del mio primo contatto con l'autrice.
Per tutte queste ragioni, credo che se dovessi consigliare un romanzo di Elvira Dones sarebbe certamente quello che avevo letto per primo, e non "Vergine giurata", che tutto considerato non è riuscito a convincermi completamente.

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