lunedì 17 giugno 2019

A modo nostro

Non so quasi nulla di letteratura cinese; finora mi è capitato di leggere solamente un paio di romanzi e nessuno dei due ha lasciato in me ricordi particolarmente vividi. Ci sono però autori che ho intenzione di leggere prima o poi, e trame a cui non so resistere -l'ultimo è proprio il caso del romanzo di cui sto per scrivere.



Titolo: A modo nostro
Autore: Chen He
Anno della prima edizione: 2011
Titolo originale: Hong bai hei
Casa editrice: Sellerio
Traduttore: Paolo Magagnin
Pagine: 345



LA STORIA

Il protagonista di questo romanzo è Xie Qing, un uomo cinese della zona di Wenzhou. Xie Qing è separato da anni quando riceve dalla Francia una telefonata che lo avverte del decesso della sua ex moglie, Yang Hong, in circostanze a dir poco incomprensibili. L’uomo decide allora di recarsi a Parigi per scoprire la verità sulla morte della donna, e dall’arrivo nella capitale francese hanno inizio una serie di avventure in terra europea che coinvolgono Xie Qing in ogni sorta di affari non sempre leciti e che si intrecciano ai ricordi del misterioso passato di Yang Hong, del quale il marito non aveva mai saputo nulla.
Qualche giorno prima delle nozze Xie Qing sognò Dio: stava facendo un gioco di prestigio, aveva messo due persone completamente diverse dentro una casa che sembrava una scatola magica per ricoprirla teatralmente con un telo rosso. Poi aveva riso di nascosto.
Non passò molto tempo prima che Dio sentisse risuonare da quella scatola gli strilli e le grida delle sue creature.

COSA NE PENSO  

Chen He è un autore cinese emigrato in Albania all’età di quarant’anni. Qui è stato vittima di rapimento a scopo di estorsione, e successivamente si è trasferito in Canada dove ora vive e lavora.
È evidente leggendo questi brevi cenni biografici quanto alcuni elementi contenuti in “A modo nostro” abbiano avuto origine dalle esperienze personali dell’autore: mi riferisco alla parentesi albanese vissuta dal protagonista, nel corso della quale si trova coinvolto nei traffici dell’immigrazione clandestina ed a sua volta in un rapimento -parte del romanzo che, devo dire, non mi ha entusiasmata.
Molto più riusciti sono i capitoli dedicati alla giovinezza di Xie Qing e di Yang Hong, così come alla ricerca che la donna (figlia di un ufficiale morto suicida) compie per scoprire di più sulla morte inspiegabile di suo padre, figura alla quale è rimasta profondamente legata e a cui non ha mai smesso di pensare.
La suite aveva una grande porta-finestra che guardava sull’oceano, mentre la fresca brezza marina scuoteva leggermente la tenda. A dispetto della stanchezza provava ancora un’eccitazione che le impedì di prendere sonno. Così, dopo la doccia, rimase seduta di fronte al mare avvolto nell’oscurità, lasciando che il vento le asciugasse i capelli ancora umidi. In quel momento, in lontananza, scorse un faro che si illuminava. Non poté fare a meno di ripensare all’isola di Gushan, nel Mar Cinese Orientale, a quel faro che le era sembrato così familiare. Ebbe quasi l’impressione di scorgere il padre. “Papà”, disse a se stessa. Era in ogni luogo, pensò, a mostrarle la strada, a illuminarla con la sua luce.
Il personaggio di Yang Hong è caratterizzato benissimo attraverso flashback che ricostruiscono la vita della donna dalla giovinezza in Cina sino al trasferimento in Francia, dove troverà la morte -di cui siamo a conoscenza sin dall'inizio del romanzo. Per questa donna che incontra per caso l'amore, ma non la fortuna, è impossibile evitare di provare empatia; mi sono affezionata a lei nel corso delle pagine e senza dubbio è il personaggio che ho preferito.
“È quasi un anno che se n’è andato. Avrei davvero tanta voglia di vederlo”.
“A dire il vero anche lui ha una gran voglia di vedere te e il bambino. La colpa è tutta di quel suo suocero odioso, nemmeno fosse la Regina Madre dell’Ovest che con i suoi poteri soprannaturali ha tracciato in mezzo a voi la Via Lattea, separandovi come il Mandriano e la Tessitrice”.
Il Mandriano e la Tessitrice si riuniscono soltanto una volta l’anno, nel giorno di Qixi, la festa degli innamorati della tradizione cinese. E così, finalmente, anche per Yang Hong arrivò l’occasione di incontrare nuovamente Jiang Xiaojun.
Chen He fornisce un punto di vista raro da trovare in letteratura, quella dell’immigrato in Europa dalla Cina. Molti sono infatti i cinesi in Europa, ma raramente si conosce da vicino il loro pensiero sul contesto in cui si trovano a vivere; nel romanzo di Chen He incontriamo un protagonista stupito dalle vetrine dei quartieri a luci rosse di Parigi, disgustato dall’odore del formaggio albanese, che velocemente si inserisce in una rete imprenditoriale di connazionali tutt’altro che legale e compie un'ascesa dalle sue origini umili ad un grande successo.
“Ma ora sei a Parigi”, disse Wenchun.
“E a cosa mi serve?”, protestò Xie Qing voltandosi verso di lui.
“Non saprei. Dipende se saprai cogliere l’occasione”.
Un altro personaggio interessante è Qiumei, benefattrice di Xie Qing al suo arrivo in Francia e durante le sue peripezie europee; il suo destino però non è lo stesso riservato al protagonista, e fornisce un altro punto di vista su come il governo cinese non smetta mai di influire sulle vite dei suoi cittadini, anche dopo decenni di emigrazione -prospettiva rappresentata anche dalle vicissitudini dell'innamorato di Yang Hong. 

Lo stile di Chen He sa essere molto descrittivo, evocativo di paesaggi del suo paese d’origine; è Yang Hong ad esserne immersa nei flashback rurali o immersi nella natura disseminati nel romanzo, mentre le metropoli in cui si trova catapultato Xie Qing sono decisamente più frenetiche.
"A modo nostro" rappresenta un collage di personaggi di origine cinese che affrontano situazioni molto diverse tra loro una volta allontanatisi dalla propria patria, e lo fa con un ritmo non sempre incalzante. Nonostante questo si tratta di un romanzo che ho apprezzato molto, che ho sentito piuttosto lontano dalla narrativa alla quale sono abituata e proprio per questo mi ha interessata profondamente. Ne consiglio la lettura a chiunque sia alla ricerca di un romanzo ben scritto e ben costruito, che procede lentamente aggiungendo un dettaglio dopo l'altro e componendo alla fine un mosaico davvero riuscito.

martedì 11 giugno 2019

Cielo di sabbia

Quante volte ho già scritto che gli espositori della biblioteca sono per me dispensatori di tesori che altrimenti dubito potrei scoprire in altro modo? Immagino che questa sia l'ennesima, ma non posso trattenermi!



Titolo: Cielo di sabbia
Autrice: Sudabeh Mohafez
Anno della prima edizione: 2004
Titolo originale: Wuestenhimmel Sternenland
Casa editrice: Keller editore
Traduttrice: Anna Ruchat
Pagine: 112



I racconti contenuti in questa raccolta dell'autrice iraniana (emigrata giovanissima in Germania) sono stati scritti originariamente in tedesco. La duplice appartenenza della scrittrice si riflette nelle ambientazioni delle sue storie, che si dividono tra l'Iran e la Germania, dando voce a personaggi immigrati in entrambi i paesi.
Della mia Berlino non parlavamo mai, a Mira non interessava, e io potevo capirlo, perché la mia Berlino era qualcosa di vago. Una cosa che non si riusciva mai a vedere bene, che si sottraeva continuamente agli sguardi, che rimaneva nebulosa. Era simile a me: poco socievole, un po' persa, bruttina, contraddittoria e piena di cicatrici.
Illustrazione di Detlef Surrey
Sono racconti di diversa lunghezza; in particolare "Davanti al trono di Allah" che apre la raccolta è piuttosto lungo ed è anche uno dei più efficaci e coinvolgenti. Esso racconta l'Iran negli anni '70 e dà voce ad una donna iraniana di umile estrazione, che nella propria povertà possiede molto più di quanto abbiano i ricchi immigrati tedeschi ai quali pulisce la casa. Il coraggio di questa donna che corre enormi rischi per proteggere un bambino innocente mi ha sinceramente spezzato il cuore.
Nahid ha smesso da tempo di intromettersi nelle faccende dei suoi due figli più grandi. Hanno quindici e sedici anni, sono adulti. A volte si portano via del cibo, a volte un po' di soldi. A volte stanno via per qualche giorno. Nahid non ha la forza di preoccuparsi anche per loro. Quando il cibo c'è, ognuno ne riceve una parte. Quando non ce n'è ognuno riceve la sua parte di fame. È una cosa che vale per i grandi come per i piccoli, per le donne delle pulizie come per i rivoluzionari. 
Gli uomini in questi racconti sono quasi sempre violenti, viscidi e molto lontani dal punto di riferimento che dovrebbero essere all'interno dei nuclei familiari. La descrizione dei rapporti tra padri e figli che l'autrice fa all'interno de "L'unica prospettiva valida" è così disturbante da avermi nauseata.
C'è spazio per molti traumi, per l'abbandono e per le sofferenze in questi racconti; c'è però anche spazio per la rinascita, per la speranza, per l'autentico amore delle protagoniste -donne forti, coraggiose nel loro fiero silenzio- per il mondo che le circonda.
Là, dove le meravigliose montagne sono così vicine che manca il respiro a guardarle, dove se ne sente a tal punto la forza che Nahid vorrebbe inchinarsi ogni volta di fronte a loro, buttarsi a terra e baciare la terra sulla quale il mattino presto gettano la loro sontuosa ombra. Se Allah avesse un trono, pensa tutte le volte, sono certa che il suo trono sarebbero queste montagne.
Keller è una casa editrice che ho già apprezzato in passato per un romanzo breve dall'accattivante titolo "L'ultimo amore di Baba Dunja", della scrittrice tedesca di origini russe Alina Bronsky; ora anche questa raccolta di racconti è un'opera che mi sento assolutamente di consigliarvi!

lunedì 3 giugno 2019

Scheletrina Cicciabomba

Di disturbi alimentari si può parlare in molti modi. Su questo blog ha già trovato spazio il mio parere sul libro autobiografico "Giorni senza fame" dell'autrice francese Delphine De Vigan, che vi ha raccolto la sua esperienza di malata di anoressia.
Di recente, mentre andavo alla ricerca dei libri di un'autrice che amo particolarmente e che ancora non avevo letto, ho scoperto un testo indirizzato all'infanzia che si occupa proprio di questo tema spinoso.



Titolo: Scheletrina Cicciabomba
Autrice: Simona Vinci
Illustratrice: Raffaella Ligi
Anno della prima edizione: 2012
Casa editrice: Salani
Pagine: 96




Questo albo illustrato racconta due storie, una per ciascun lato: racconta la storia di una bimba che tutti chiamano Cicciabomba per via del suo sovrappeso, e che ama tutti i tipi di cibo, al punto di procurarseli di nascosto quando gli adulti cercano di sottrarglieli. Dall'altro lato del libro incontriamo un'altra bimba della stessa età, soprannominata Scheletrina a causa della sua magrezza: lei invece non sopporta alcun cibo, e per farle finire un pasto gli adulti ricorrono a suppliche e minacce.


Sebbene i presupposti delle storie di Scheletrina e di Cicciabomba siano differenti, entrambe rappresentano la stessa bambina -molto sola- di nome Olivia e la radice delle prese in giro a cui sono sottoposte è sempre la stessa: un rapporto poco sano con l'alimentazione, con le diverse conseguenze a cui può portare. 
La stessa è anche la soluzione al problema: la costruzione di una familiarità con gli ingredienti, la sperimentazione in cucina e la condivisione dei pasti e della loro preparazione come momenti felici. Olivia impara ad amare il cibo in questo albo illustrato, e impara ad amare e rispettare se stessa e il proprio corpo


SImona Vinci sa parlare ai bambini presi in giro dai compagni di scuola per il loro peso, ma sa parlare anche a tutti gli adulti che lo sono stati e ne portano le cicatrici. A questi ultimi fornisce senza dubbio un testo utile per affrontare l'argomento, che sia dalla prospettiva di genitori o da quella di educatori, rispettando la sensibilità dei più piccoli e parlando loro in modo credibile e convincente. 
Ve ne consiglio la lettura se siete alla ricerca di una lettura sull'argomento dei disturbi alimentari, che possa esservi anche di ispirazione. Se state invece cercando un libro che vi racconti una storia, che evochi atmosfere come Simona Vinci sa fare nella sua produzione per adulti... in questo caso vi suggerisco di rivolgervi altrove!

lunedì 20 maggio 2019

Pronti a tutte le partenze

Ho scoperto Marco Balzano con il romanzo "Resto qui", vincitore di numerosi premi letterari (e noto anche per essersi classificato secondo allo Strega 2018). Di "Resto qui" vi ho già parlato sul blog: si tratta di un romanzo che mi è piaciuto moltissimo, e da quel momento ho deciso di leggere il resto della produzione di narrativa dell'autore.




Titolo: Pronti a tutte le partenze
Autore: Marco Balzano
Anno della prima edizione: 2013
Casa editrice: Sellerio
Pagine: 209




LA STORIA

Giuseppe è un insegnante di lettere precario della provincia di Napoli che ha superato la trentina; sta andando a convivere con la sua fidanzata e attende l'assegnazione della cattedra per il nuovo anno scolastico. Tuttavia nulla andrà secondo i suoi piani: la fidanzata infatti gli confesserà di essere innamorata di un altro uomo, e nessuna cattedra resterà disponibile per lui. Offertagli allora la possibilità di una supplenza di qualche mese a Milano, Giuseppe lascia il paese natale e si trasferisce al Nord, ospite prima di un'anziana zia e poi in un appartamento condiviso con tre ragazzi di diverse nazionalità ed occupazioni.



COSA NE PENSO

Rispetto alla voce narrante di Trina in "Resto qui", il racconto in prima persona di Giuseppe è molto meno coinvolgente. Si tratta di un'opera ancora acerba, dove non mancano gli elementi di ispirazione autobiografica: Balzano è infatti oltre che scrittore insegnante di Lettere, e dunque conoscerà assai bene il mondo del precariato -ed è molto capace nel riportarlo sulla pagina.
Lei, come dice Ungaretti, sia «pronto a tutte le partenze». E si ricordi che l’unica cosa che non ci si può permettere in questa situazione è perdere il buon umore.
Oltre al mondo della docenza Balzano racconta la vita difficile dei ricercatori, delle tesi di dottorato e degli assegni così rari e preziosi, del mondo accademico dove la competizione è spietata e i rapporti non sempre trasparenti.
Provaci e vendi sempre cara la pelle. Se fai un compito eccellente e se i membri della commissione avranno ognuno il proprio protetto e non riusciranno a mettersi d’accordo può anche scattare la legge che passa lo sconosciuto... – disse col suo riso misurato e amarognolo.
Il protagonista del romanzo, Giuseppe, è un ragazzo giovane e non molto fortunato; ha origini modeste, genitori che non hanno studiato e non hanno mai lasciato Calvanico, che quando vanno a trovarlo a Milano trovano incomprensibile la grande città. 
Io mi sono laureato, Antonio invece è andato a lavorare dopo il diploma. Oggi hanno quasi settant’anni. Due persone all’antica, niente di speciale. Una vita all’autolavaggio mio padre, che poi quindici anni fa si è riuscito a comprare perché il proprietario era pieno di debiti e gliel’ha venduto per quattro soldi. Da qualche anno lo aiuta Aziz, un turco con la moglie rom («Aziz, com’è che tutti tu li tieni gli impiastri della razza?» gli dice per sfottere). E mamma Rosalia, una casalinga che ha visto poco, quasi niente del mondo. Però due persone solari, capaci di fare sacrifici con una scrollata di spalle.
Anche i processi migratori sono per loro difficili da capire, così come lo sono per un personaggio più giovane che sembra somigliare loro, Tarzan -un vicino di casa di Giuseppe che sembra essersi rassegnato alla costante ricerca di lavoro, ma che si dimosterà capace di farsi valere più di quanto non lo sia Giuseppe per tutto il romanzo.
Gli altri personaggi del romanzo (l'anziana zia che ama la canasta e si addormenta davanti alla TV, il marocchino Mohamed che sente la mancanza della moglie, non ha il permesso di soggiorno e lavora in nero in un ristorante, il cinese in carriera Ye) non restano a dire il vero molto impressi, anche se le loro interazioni sono piacevoli da leggere, talvolta riescono a toccare il tema del razzismo ma molte altre si limitano a far sorridere il lettore.
La letteratura stessa ha però un ruolo da protagonista in "Pronti a tutte le partenze": ogni capitolo infatti ha per titolo una citazione dantesca, e i riferimenti letterari abbondano in ogni capitolo; la passione per la letteratura sembra l'unica costante nella vita di Giuseppe, l'unico appiglio a cui un giovane precario, sballottato in qua e in là dagli incontrollabili avvenimenti della vita, sembra potersi aggrappare.
Sì, perché quando studiavo Dante mi sentivo una persona migliore. Più vivo e intelligente. Come se un riflesso di quella luce che lui riusciva a descrivere e vivificare arrivasse fino al mio silenzio e alle mie scontentezze.
Nel complesso ho trovato "Pronti a tutte le partenze" una lettura scorrevole, un buon ritratto di una parte di giovani italiani alla ricerca del proprio posto nel mondo del lavoro; la storia di Giuseppe però, le sue vicende amorose, le sue amicizie, non sono riuscite davvero a colpirmi. Per questo se doveste scegliere un unico libro di Balzano da leggere subito, continuerei a consigliarvi senza ombra di dubbio "Resto qui" -che mi è parsa oggi una dimostrazione dell'enorme crescita delle capacità dello scrittore!

giovedì 16 maggio 2019

Danze di guerra

La casa editrice NN ha pubblicato alcuni libri che sono stati tra le mie migliori letture del 2018: mi riferisco alla Trilogia della pianura di Kent Haruf e a "Salvare le ossa" di Jesmyn Ward. Ormai dunque mi aspetto grandi cose dai titoli che scelgono di portare sul mercato, e devo dire che le speranze che riponevo in questa raccolta di racconti non sono state per niente deluse.



 Titolo: Danze di guerra
Autore: Sherman Alexie
Anno della prima edizione: 2009
Titolo originale: War Dances
Casa editrice: NN Editore
Traduttrice: Laura Gazzarrini
Pagine: 201



Ventitré sono i brani che compongono questa raccolta: in alcuni casi si tratta di veri e propri racconti, in alcuni casi invece di brevi poemi, talvolta di bizzarre interviste destrutturate -dove alla domanda corrisponde una risposta che parla assolutamente di tutt'altro.
Sherman Alexie parla delle proprie origini di nativo americano e le trasferisce sui suoi personaggi (ad esempio l'uomo protagonista di "Furto con scasso", che viene percepito come bianco ma non si sente affatto tale). Mette se stesso nelle sue narrazioni, il proprio padre alcolista, elementi autobiografici mescolati ad altri di fantasia -difficile per un lettore distinguere gli uni dagli altri. 
Volevo chiamare mio padre per dirgli che un bianco pensava che il mio cervello fosse magnifico. Ma non potevo dirgli nulla. Era morto. Dissi a mia moglie e ai bambini che stavo bene. Lo dissi a mia madre e ai miei fratelli. Lo dissi agli amici. Ma nessuno rise tanto di gusto per il mio cervello magnifico quanto avrebbe fatto mio padre. Mi manca, quell'ubriacone bastardo. L'uomo che sentirò sempre più vicino è quello che in assoluto mi ha deluso di più.
I poemi contenuti in questa raccolta superano raramente la trentina di versi sciolti, fanno uso solo in poche occasioni delle rime baciate, e con poche parole riescono ad essere folgoranti, di grande effetto, e a proporre contenuti in cui è improbabile non riconoscersi
Mi sorprendono sempre / quelle coppie, / amanti e sposi, / che giocano e chiedono / agli altri di giocare / al gioco delle sedie / ogni volta che, per / un caso nei posti assegnati, / si trovano separati / l'uno dall'altra.
[...]
Ma, ah, ecco / la strana verità: / ogni volta che mi chiedono / di cambiare posto / per l'amore di qualcun altro, / lo faccio, lo faccio sempre.

Tra i racconti ci sono narrazioni capaci di spezzare il cuore: "Sale" è senza dubbio una di queste; lascia senza fiato, ad empatizzare e soffrire per l'anziana protagonista e le vicende che la riguardano. Alexie la racconta con pungente ironia, la arricchisce di osservazioni al limite dell'esilarante, ma l'inumidirsi degli occhi è quasi inevitabile.
Gli altri che ho preferito sono "Danze di guerra", "Furto con scasso" e "Il figlio del senatore" : hanno tre protagonisti maschili, uomini fragili, tormentati dai loro fantasmi: un omicidio avvenuto per una tragica fatalità, la malattia del proprio padre, l'omosessualità del proprio migliore amico.
C'è un tratto che accomuna tutti i diversi elementi raccolti in "Danze di guerra": a partire da avvenimenti del quotidiano (un necrologio da scrivere, un'infrazione domestica, un incontro in aeroporto) Alexie fa scaturire nel lettore riflessioni su temi chiave come la solitudine, l'identità, la realizzazione personale
Un'indiana di una certa età, una Sioux, scrittrice, studiosa e ciarlatana, era venuta a parlare dell'indipendenza e della letteratura degli indiani. Insisteva sul fatto che esistesse un qualche tipo di identità letteraria indigena, il che era paradossale visto che stava parlando in inglese a una stanza zeppa di professori bianchi. Ma non ero arrabbiato con quella donna, e neppure annoiato. No, ero dispiaciuto per lei. Ho capito che stava morendo di nostalgia. La nostalgia era diventata il suo falso mito -la sua coperta sottile- e la stava uccidendo.
Questo pluripremiato scrittore ha uno stile semplice ed evocativo, che nasconde però significati più profondi da ricercare con attenzione -soprattutto nei testi in poesia, dove un serpente apparentemente morto è molto più di ciò che sembra, o almeno questo è ciò che ho percepito io. 
I mortali hanno sempre sfidato gli dèi / e affrontato tempeste epiche per amore e/o desiderio. / Quindi non aver paura di dire chiaramente / che hai risposto alla chiamata della bellezza. / E anche se il tuo trionfo è stato modesto, / puoi ancora celebrare la tua odissea di adolescente.
Ho scoperto grazie a questa raccolta un autore che cercherò senza dubbio di approfondire; preferendo i romanzi ai racconti devo dire che non è stato un colpo di fulmine come per Kent Haruf, tuttavia nel corso della lettura mi sono trovata a riflettere sui suoi contenuti più volte e questo è indizio di un libro che lascia il segno. Anche a chi non è particolarmente amante delle raccolte di racconti, quest'operà potrà senz'altro piacere molto -è infatti priva di quei racconti "riempitivi" che spesso si incontrano in simili pubblicazioni, e potete essere certi che ogni narrazione che andrete a leggere abbia la sua ragione e il suo scopo.

lunedì 13 maggio 2019

Sirene

Qualche volta ascolto podcast online sulla letteratura, e recensioni di libri su Youtube. Uno dei giovani recensori che seguo con maggiore interesse è Gaetano Pagano, che parla in maniera davvero convincente di letture lontane dai riflettori -aspetto che amo, cercando di evitare per quanto possibile i best sellers del momento. È grazie a lui che ho scoperto questo breve romanzo che per genere è molto lontano dai libri che scelgo di solito; la recensione che ne aveva fatto mi aveva incuriosita e così eccoci qui.



Titolo: Sirene
Autrice: Laura Pugno
Anno della prima edizione: 2007
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 145





LA STORIA

In un futuro imprecisato, ma non troppo lontano dal nostro, il genere umano ha scoperto le sirene sui fondali marini: creature simili ai dugonghi quando maschi, ma corrispondenti alla figura fiabesca per metà donna e per metà pesce quando femmine. Gli umani hanno reso queste ultime specie da allevamento per la carne, prodotto estremamente pregiato da quando il Fronte di Liberazione combatte per i diritti delle sirene; ne ha inoltre rinchiusi altri esemplari nei bordelli in modo che gli uomini più facoltosi possano provare l'ebbrezza di accoppiarsi con loro
Una sirena selvatica in piscina era uno status symbol, e tra gli yakuza c'era chi amava esibirsi davanti a un pubblico scelto mentre si accoppiava con la selvatica, mentre la domava, come si diceva in gergo. Anche legate, le sirene potevano essere pericolose.
Le sirene non sono l'unico elemento di diversità in questo mondo immaginario: il sole è diventato pericoloso e causa una malattia mortale definita cancro nero, che uccide le persone facendo perdere loro la pelle un brandello dopo l'altro.
Il protagonista di questa storia è Samuel: ha perso la donna che amava per via del cancro nero e ora è un uomo in bilico, disposto a tutto, un impiegato nei macelli dove ci si procura la carne di sirena. Un giorno però la pelle lucida di una di loro lo tenta, e il giorno previsto per l'accoppiamento si sostituisce ad uno dei maschi... mettendo in moto qualcosa che sarà molto difficile da fermare: il concepimento di Mia


COSA NE PENSO

"Sirene" è un romanzo d'esordio che attinge alla narrativa giapponese e al mondo dei manga, come dichiara la stessa autrice nell'elenco di letture a cui si è ispirata. Abbiamo infatti personaggi di origine giapponese che gravitano attorno a Samuel, appartenenti alla yakuza ed in quanto tali estremamente pericolosi.
L'autrice costruisce in poche pagine un universo disturbante: i malati di cancro nero, ormai in punto di morte, si accalcano negli edifici o sulle spiagge e attendono l'ultimo respiro. L'ultima frontiera della trasgressione sono le sirene, di cui cibarsi o con le quali accoppiarsi a caro prezzo; non c'è rispetto per questa forma di vita, trattata come gli animali nei peggiori allevamenti, e Samuel non è migliore degli uomini che lo circondano, anche per via dei numerosi traumi che hanno caratterizzato la sua vita. 
La tuta aveva preso il suo odore, dolce, vegetale, di vaniglia. Giorno dopo giorno quell'odore era diventato più forte, era entrato in casa di Samuel e ci era rimasto, anche adesso che Sadako era morta e casa sua era vuota, disabitata, morta a sua volta. A volte, quando gli capitava, per una qualsiasi ragione, di calarsi nell'acqua delle vasche, gli sembrava di essere tornato da lei. 
Le scene di cui si rende protagonista sono spesso per stomaci forti, il suo senso morale è a dir poco discutibile: dopo aver concepito Mia, cerca di renderla il più simile possibile alla sua ex fidanzata defunta riproducendole sul corpo gli stessi tatuaggi. Finisce poi per accoppiarsi anche con la sirena che lui stesso ha contribuito a generare -difficile ricorrere a termini come genitorialità, in questo romanzo.
Mia chinò la testa e la massa muscolare dei capelli le coprì il viso. Samuel allungò le dita verso di lei, aspettandosi da un momento all'altro che il morso della sirena gliele staccasse di netto. Ma non accadde. Mia si limitò a voltare il viso dall'altra parte, schivando il tocco di Samuel.
"Sirene" è un libro breve che entra a pieno titolo nel genere del new weird (secondo la definizione di Jeff Vandermeer, autore della Triologia dell'Area X di cui ho letto Annientamento): per me, che prediligo le letture completamente realistiche, non è stato entusiasmante
Tuttavia ne ho apprezzato gli aspetti più critici nei confronti della nostra realtà, che non è così distante in fondo da quella descritta da Laura Pugno in questo universo: "Sirene" ci ricorda quanto sia importante la libertà, e fa riflettere sul trattamento che riserviamo alle creature considerate inferiori alla specie umana.

giovedì 9 maggio 2019

Pet Sematary

Un nuovo Stephen King tra le mie letture, impaziente come sono di vederne la nuova trasposizione in arrivo a giorni sul grande schermo. Dopo essere rimasta impantanata ne "L'ombra dello scorpione" (senza desistere, ma prendendomi numerose pause...), finalmente ho trovato un romanzo del Re che si fa a dir poco leggere tutto d'un fiato!



Titolo: Pet Sematary
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1983
Casa editrice: Sperling&Kupfer
Traduttrice: Hilia Brinis
Pagine: 425




LA STORIA

Louis Creed è un giovane medico e padre di famiglia che si trasferisce con la moglie, i due bambini e il loro gatto Church in una località del Maine, Ludlow, vicina all'università dalla quale è stato assunto. Il lavoro sembra perfetto per lui e anche la nuova casa, se non fosse per la presenza di una strada statale molto trafficata che costituisce un serio pericolo e per il cimitero degli animali, in cima ad una collina, dove gli amici a quattro zampe dei cittadini vengono sepolti da decenni. Proprio su questo luogo di sepoltura circolano diverse leggende che il vicino di casa, l'anziano Jun, non esita a raccontare... ma si sa, ogni leggenda contiene un fondo di verità!

Jason Clarke in una scena del film "Pet Sematary"  

COSA NE PENSO

"Pet Sematary" è innanzitutto un romanzo molto drammatico: non soltanto di orrore si tratta, ma anzi ancora più del dolore. Le vite raccontate in "Pet Sematary" infatti ruotano attorno al lutto: quello per un animale domestico tanto amato, quello per un'anziana moglie, per una sorella malata e quello, ancor più insopportabile, per un bambino che ha tutta la vita davanti a lui...
Stephen King racconta il dolore che colpisce chi resta, e l'impossibilità di rassegnarsi davanti ad una scomparsa per la quale non si era preparati; racconta la disperazione che spinge a ricorrere ad ogni scappatoia, ad ogni risorsa pur di non accettare la realtà. Ma è davvero possibile beffare la morte?
Se non è forse possibile, ci si può perlomeno provare in un luogo come Ludlow, che offre un terreno a dir poco magico: un antico cimitero di nativi americani, i Micmac, che ben ne conoscevano i poteri in grado di far tornare indietro dalla morte. I corpi sepolti nel cimitero dei Micmac infatti escono dai loro tumuli e ritornano nel mondo dei vivi; ma non senza conseguenze.
La morte è sempre un argomento spinoso, ma Stephen King si dimostra molto capace nel trattarlo: fonde infatti i traumi del passato di Rachel (la moglie di Louis) perseguitata dal ricordo della malattia e del decesso della sorella Zelda, alle tragedie che colpiscono la famiglia Creed nel suo presente nel Maine. Unisce a sentimenti di dolore del tutto reali gli elementi fantastici e dell'orrore che contraddistinguono le sue narrazioni, e che creano attorno a Louis Creed un mondo da incubo nel quale i morti possono tornare in vita... ma sotto forme ben diverse dagli esseri che erano stati sepolti.
Louis Creed è un protagonista davvero riuscito, un uomo reale, una persona più che un personaggio; è un uomo fragile, che a tutti i costi vorrebbe proteggere i suoi familiari ma che deve fare i conti con la propria fallibilità. Louis Creed è un uomo che sbaglia, che commette errori e pur essendone consapevole non impara da essi, anzi li ripete in una spirale che procede sempre di più verso le tenebre.
"Pet Sematary" è un romanzo che cattura i lettori sin dalla prima pagina e li spiazza con incredibili colpi di scena; è un romanzo in cui gli amanti del Re dell'orrore troveranno pane per i loro denti, grazie ai demoni che tormentano Jun e Louis, le loro scelte e le loro conseguenze. Non posso fare altro che consigliarvelo!