lunedì 6 maggio 2019

Giorni senza fame

Idealmente, mi piace scoprire gli autori a partire dai loro romanzi d'esordio. In realtà questo è un proposito che vorrei rispettare, ma molto più spesso finisco per recuperare l'opera prima degli scrittori dopo averne apprezzato un romanzo successivo.
Questo è il caso di oggi: dell'autrice francese infatti ho letto molti anni fa un romanzo che all'epoca era in cima alle classifiche, e solo oggi ne ho letto il testo con cui esordì.



Titolo: Giorni senza fame
Autrice: Delphine De Vigan
Anno della prima edizione: 2001
Titolo originale: Jours sans faim
Casa editrice: Mondadori
Traduttrice: Elena Cappellini
Pagine: 133



Ci vuole un bel coraggio a smettere di mangiare, le dice una sera una signora con la vestaglia trapuntata. Laure non prova nemmeno a dare spiegazioni. Le risponde solo no signora, il coraggio non c'entra.

LA STORIA

Il testo d'esordio di Delphine De Vigan è un'opera autobiografica, attraverso la quale l'autrice rivive la propria esperienza di ragazza diciannovenne malata di anoressia. Racconta i giorni del ricovero in un ospedale francese, le altre donne con le quali ha condiviso il difficile percorso verso la rinascita; racconta il corpo vicino alla fine che a poco a poco si riprende, e le ferite dell'anima che sono invece molto più difficili da guarire.


COSA NE PENSO

Delphine De Vigan pubblicò "Giorni senza fame" sotto pseudonimo nel 2001, quando non era ancora una scrittrice a tempo pieno come invece è oggi, dopo la pubblicazione di numerose opere di successo -una delle quali, anch'essa autobiografica, finalista al prestigioso premio Goncourt.
Lo stile dell'autrice francese in "Giorni senza fame" è piuttosto semplice, oserei dire acerbo avendo già letto un romanzo successivo; come in una sorta di diario (privo però di indicazioni cronologiche) riporta la propria esperienza, in modo molto dettagliato ma distaccato, ricorrendo ad un narratore in terza persona
Non ci risparmia i dolori fisici, il fastidio del sondino nasogastrico, ma soprattutto analizza le motivazioni psicologiche più profonde che l'hanno condotta nel reparto ospedaliero dove si trova ricoverata.
Credeva di essersene liberata, di aver già sofferto abbastanza. Credeva di potersela cavare così, di uscirne pressocché indenne, solo un po' più sensibile di prima. E invece non riusciva a smettere di rigirarsi in bocca quei brandelli d'infanzia come sassi sporchi di terra che non voleva sputare. Non voleva crescere, ma come si può crescere con quelle ferite dentro? Voleva riempire di vuoto le carenze che i genitori le avevano scavato dentro, far pagare a suo padre e a sua madre il discorso che provava verso se stessa, il senso di colpa che la legava ancora a loro.
Ho scelto di leggere questo libro dal momento che nel mio lavoro mi trovo a contatto quotidianamente con persone che soffrono di disturbi alimentari, e credo che approfondire questo tema possa aiutarmi molto a trovare il modo più corretto per comunicare con loro. Confesso infatti di avere avuto diversi pregiudizi nei confronti di queste patologie e di starmi impegnando a combatterli: quale miglior strumento vincere i preconcetti se non la conoscenza?
Se siete alla ricerca di una lettura che tratti l'anoressia in modo molto concreto, vi consiglio dunque la lettura di "Giorni senza fame"; come libro in sé e per sé, non lo definirei tuttavia molto scorrevole o appassionante. Il tempo della storia scorre infatti lento come le giornate di Laure nelle stanze d'ospedale, tra una visita psichiatrica e l'altra, e non posso dirvi in tutta sincerità che il ritmo sia trascinante. 
Nonostante ciò l'ho trovata una lettura interessante e molto utile ad avvicinarmi di più ad un mondo di persone che per la natura del loro disturbo si tengono ben distanti da tutti coloro che le circondano.

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