Quinto e per ora ultimo volume delle avventure del commissario Teresa Battaglia scritte da Ilaria Tuti e pubblicate da Longanesi, "Madre d'ossa" non ha nulla da invidiare ai precedenti -anzi mi ha coinvolta anche più di "Figlia della cenere", che tra i precedenti mi aveva tenuta un po' più a distanza per quanto riguarda l'indagine.
Non consiglierei di leggere "Madre d'ossa" come romanzo a sé, perché è strettamente intrecciato alle storie precedenti, in particolare al caso risolto nella "Ninfa dormiente" e vi ritroviamo un personaggio che ha ricoperto un ruolo di primo piano in "Figlia della cenere" [nientemeno che Giacomo, il serial killer].
A partire da quello che appare come il suicidio di un adolescente la cui famiglia ha antiche origini longobarde, Teresa (il cui stato di salute è purtroppo sempre più precario), Massimo e la loro squadra porteranno alla luce sepolture risalenti a diverse epoche e il culto della madre d'ossa, giunto fino al presente e che coinvolge i più alti piani del potere friulano. Come nei romanzi precedenti la storia, qui in particolare quella antica, si intreccia al caso d'indagine e compaiono pagine in corsivo che introducono un punto di vista differente sulla narrazione [quello della madre d'ossa, nient'altro che la vittima ragazzina di un culto simile a quello della kumari indiana, dove però è costretta a mettere al mondo una nuova madre d'ossa che la sostituirà e alla morte una volta venuta questa alla luce, mentre i figli maschi le vengono sottratti e inseriti illegalmente nel circuito delle adozioni].
Come sempre Ilaria Tuti scrive un romanzo avvincente e pieno di riferimenti artistici e culturali che rendono il giallo più ricco e interessante, e mi ha regalato pomeriggi completamente immersa nella lettura. Spero che un nuovo caso di Teresa Battaglia arrivi presto in libreria, ma nel frattempo sono contenta di aver portato a termine un'altra serie di romanzi senza perdermi per strada, e sono pronta a scegliere la prossima!
Avete in corso la lettura di qualche serie?








