giovedì 21 aprile 2022

Divorzio di velluto

"Divorzio di velluto" di Jana Karšaiová, pubblicato da Feltrinelli, è stato uno dei casi piuttosto rari in cui un candidato ad un premio letterario in corso mi attira al punto da acquistarlo senza saperne granché, complice anche la bellissima copertina. 


Titolo: Divorzio di velluto
Autrice: 
Jana Karšaiová
Anno della prima edizione: 2022
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 160

L’autrice è nata a Bratislava e lì ha imparato l’italiano, lingua in cui scrive. Ha poi vissuto a Praga e in Italia: tutte queste esperienze si riflettono nel romanzo breve che scrive, in modo semplice, con frasi brevi e spesso asciutte, senza mai eccedere nelle descrizioni.

"Divorzio di velluto" è un romanzo che parla di due separazioni: quella storica, definita proprio come il titolo di questo libro, è la divisione della Cecoslovacchia in Repubblica Ceca e Slovacchia. Le protagoniste del romanzo infatti, nate in Cecoslovacchia, hanno sempre vissuto in bilico tra due identità per poi ritrovarsi in una Bratislava sminuita mentre accresce il prestigio di Praga, ex capitale del loro stato una volta unito. Si parla dunque di un paese che si divide in due e dei suoi abitanti, che si disperdono per il mondo alla ricerca della propria strada e di un luogo dove, finalmente, non sentirsi più stranieri. 

L’altra separazione, più personale, è quella della protagonista Katarina dal marito Eugen, che se n'è andato di casa senza dare spiegazioni. Mentre lei trascorre in famiglia il Natale a Bratislava questa separazione diventa il pretesto per riflettere sul proprio percorso di vita e sui propri rapporti, in particolare quelli difficili con la madre e la nostalgia per una sorella maggiore emigrata da tempo.

C’è anche spazio per l’amicizia in questo romanzo, in particolare nel personaggio di Viera, i cui passi ricalcano in parte quelli dell’autrice stessa, avendo come destinazione finale proprio l’Italia. Gli spunti autobiografici dunque non mancano ed anche l’aspetto dell’ambientazione storica e geografica è a mio parere molto riuscito. 
Per motivi personali poi ho amato certi dettagli di una Praga festiva che mi hanno riportato alla mente dolci ricordi! 

"Divorzio di velluto" dunque è una lettura rapida, non impegnativa, che porta con sé una protagonista femminile con i suoi tormenti e le sue insicurezze, con un buio che non sa togliersi di dosso almeno fino a che continua a cercare protezione e sicurezza negli altri. Katarina è una protagonista in cui molte lettrici potranno rivedersi e riconoscere qualcosa di proprio, oltre che cogliere spunti e stimoli per il cambiamento che ci serve. 

È una lettura dunque che mi sento di consigliarvi soprattutto se siete interessati ai luoghi del suo svolgimento e se siete alla ricerca di una storia al femminile ricca di sentimenti, che parli di emigrazione e identità. 

Avete letto qualcuno dei titoli candidati allo strega di quest’anno?

mercoledì 13 aprile 2022

Lo scalpellino

Terzo libro della saga "I delitti di Fjällbacka" di Camilla Läckberg, "Lo scalpellino", sempre pubblicato da Marsilio, è per il momento il mio preferito della serie.


Titolo: Lo scalpellino
Autrice: 
Camilla Läckberg
Anno della prima edizione: 2005
Titolo originale: Stenhuggaren
Casa editrice: Marsilio
Traduttrice: Laura Cangemi
Pagine: 572


Ritroviamo i personaggi ricorrenti che già ben conosciamo: Erica e Patrick alle prese con il loro figlia appena nata e le difficoltà che ne derivano. L'autrice insieme all’indagine infatti trova spazio per dare voce alla depressione post partum e alle difficoltà che affrontano le coppie di neo genitori.

Il caso questa volta riguarda una bambina di sette anni trovata morta: si tratta di annegamento, ma nonostante il corpo venga ritrovato in mare nei polmoni della bambina c’è acqua dolce di vasca da bagno ed è evidente che qualcosa non quadri.
I sospetti si dirigono immediatamente verso i familiari [il padre infatti ha un amante, il suo alibi non sembra reggere e il fratellino riporta una preoccupante cartella clinica piena di inspiegabili ferite e di infortuni nonostante la giovanissima età. Ovviamente i primi sospettati non sono mai i colpevoli e anche questa volta il caso non fa eccezione! La personalità della bambina molto difficile da controllare era infatti la responsabile delle ferite del fratello e anche dell’allontanamento tra i genitori] 
e l’indagine interessa inevitabilmente tutta la comunità che li circonda. Ne emergono come al solito scomodi segreti... 

Mi sento di segnalare di fare attenzione alla tematica della pedofilia, che non è certo adatta a tutti ma è affrontata qui in toni che ho sopportato, senza immagini particolarmente crude. Si dà poi spazio alla sindrome di Asperger e a come le persone neurodivergenti sembrino sempre i sospettati perfetti, anche quando non ci sono vere ragioni per ritenerli tali. 

[I veri mostri questa volta li troviamo in famiglia, nei panni di una nonna che di tenero ha ben poco e che anzi ha imparato da quello che credeva sua madre a farsi giustizia da sola seminando così dietro di sé una scia di vittime.]

Un elemento che ritroviamo ed era presente anche ne "Il predicatore" sono le pagine in corsivo che vengono da un’altra epoca. In questo caso si tratta di una vera e propria storia dentro la storia, quella dello scalpellino del titolo che inizia negli anni '20 del 1900 e interessa oltre a lui anche la donna della quale si innamora. Ho trovato questa linea narrativa particolarmente riuscita perché solo molto avanti nella narrazione se ne scopre il legame con l’indagine che stiamo seguendo nella contemporaneità, e questo contribuisce a mantenere molto alto l’interesse del lettore. Ho apprezzato anche moltissimo il personaggio dello scalpellino Anders, che mi è entrato nel cuore dal primo momento [e per cui ho sperato in ogni attimo per il meglio, pur immaginando che non sarebbe andato a finire bene, ed infatti la crudeltà di Agnes ha mietuto con lui e i sue i suoi due adorabili gemelli le sue prime vittime. Agnes, donna implacabile ed egoista in ogni fibra del suo essere, sarà un personaggio capace di rovinare vite sino alla fine: in particolare rovinerà quella della bambina che rapirà e crescerà come sua figlia, tra atroci angherie e punizioni facendola sentire costantemente sbagliata e in difetto e trasformandola nella assassina della nostra storia.]

Questo terzo volume si rivela per me per il momento il più riuscito della serie, innanzitutto perché gli angoli bui delle famiglie sono sempre estremamente coinvolgenti e anche perché l’autrice riesce a creare qui dei personaggi femminili terribili e dotati di una crudeltà difficile da accettare, ma riuscitissima nella narrazione. 
Riesce anche a controbilanciare tanta amarezza e negatività con personaggi più teneri come quello di Erica o come quello del poliziotto che scopre di avere un figlio adolescente e nonostante la goffaggine prova a fare del suo meglio, come a mostrare che non tutte le famiglie sono uguali e i difetti possono diventare una risorsa. 

Ultimo elemento che mi sento di segnalare è un avvenimento sul finale che apre potenzialmente un nuova capitolo delle vicende personali di Erica, in particolare della sorella Anna, e che vi confesso mi ha fatto venire voglia di procurarmi immediatamente il quarto volume della serie!

L'incendiaria

Da parecchio tempo non divoravo un titolo di Stephen King come mi è capitato ora con "L’incendiaria",  pubblicato per la prima volta nel 1980 e in Italia da Sperling&Kupfer.


Titolo: L'incendiaria
Autore: Stephen King
Anno della prima edizione: 1980
Titolo originale: Firestarter
Casa editrice: Sperling&Kupfer
Traduttrice: Maria Grazia Prestini
Pagine: 432

La protagonista è Charlie, una bambina di quasi otto anni i cui genitori prima della sua nascita hanno partecipato ad un esperimento governativo. Qui una misteriosa sostanza loro somministrata li ha resi capaci di facoltà paranormali, che si sono ulteriormente potenziate nella figlioletta. Charlie infatti ha il potere della pirocinesi: è lei l'incendiaria  del titolo, che può dare fuoco a cosa o chi la circonda in maniera davvero difficile da contenere. È per questo che la Bottega, agenzia governativa responsabile dell’esperimento di tanti anni prima, le dà la caccia.

È proprio nel vivo dell'inseguimento che si apre questo romanzo, narrato in terza persona e diviso in capitoli molto brevi: uno dei titoli di King con maggior livello di tensione che io abbia letto finora.

L’autore quando dà voce a personaggi molto giovane è al suo meglio e Charlie non fa eccezione. Se abbiamo già seguito un percorso  di caccia all’uomo nel titolo "L’uomo in fuga", qui il livello di empatia nei confronti di Charlie e di suo padre Andy è sin dall’inizio molto più alto. La protagonista ha qualcosa in comune con Carrie del romanzo d’esordio di King, questo potere che fatica tenere sotto controllo; ma è una protagonista più giovane e allo stesso tempo più forte dell’amore che ha ricevuto dai suoi genitori, che la rende gradualmente capace di utilizzare il fuoco per difendersi e senza perderne il controllo, senza più vergognarsi di sé.

Si tratta di un romanzo dal ritmo serrato, seppure nella parte centrale dedicata ad un periodo di prigionia vi è un certo rallentamento. Vi si sentono però letteralmente covare le fiamme sotto la cenere e sappiamo che è solo questione di tempo perché il racconto ritrovi la sua energia.

Degno di nota non sono soltanto i personaggi di Charlie o di Andy. Lo è nche il principale antagonista, John Rainbird, nativo americano sfigurato nella guerra del Vietnam, soprattutto nel perverso legame che riesce a costruire con Charlie. Come sempre in Stephen King anche i personaggi minori come i coniugi Manders hanno la loro importanza e la loro personalità e quando chiudiamo questo romanzo lo sentiamo una storia completa, dove l’orrore non è quello dei poteri psichici ma quello di chi vuole sfruttare gli esseri umani per i propri esperimenti, quello che nell’ottica della guerra fredda (epoca in cui la storia si svolge) si preoccupa di arrivare all’obiettivo prima degli avversari e non importa chi dovrà essere calpestato.

Ho amato "L’incendiaria", ne sono stata così coinvolta che non riuscivo a separarmi dal romanzo e non vedevo l’ora di poter tornare a leggere finché non l’ho finito. Oltre a consigliarlo naturalmente a tutti gli amanti del Re come me è un titolo che a mio parere si adatta molto bene anche a chi di Stephen King ha letto poco o nulla, per la sua scorrevolezza e per la quantità molto ridotta di scene impressionanti. In più sono sicura che Charlie vi conquisterà!

Qual è il vostro romanzo di King preferito?

Kolja

Ho acquistato "Kolja" di Giulia Corsalini qualche tempo fa, aspettandomi una storia che parlasse sostanzialmente di famiglia e di adozione o affidamento. In realtà, purtroppo, in questa seconda opera dell’autrice pubblicata da Nottetempo ho trovato qualcosa di diverso.


Titolo: Kolja. Una storia familiare
Autrice: Giulia Corsalini
Anno della prima edizione: 2020
Casa editrice: Nottetempo
Pagine: 264

La storia ruota principalmente attorno al protagonista e narratore Marcello, un uomo di mezza età che sembra avere diversi rimpianti per gli anni trascorsi e per il suo matrimonio che è terminato da non molto con una separazione. 
Sin dall’inizio è chiaro che l’uomo per l’ex moglie Natalia provi ancora dei sentimenti e che se fosse per lui tornerebbe volentieri indietro al tempo che hanno condiviso. L’occasione di riavvicinarsi si presenta quando la donna all’improvviso prende la decisione di accogliere per l’estate nei fine settimana tre fratelli  provenienti dall’Ucraina, per quelle che vengono definite "vacanze di risanamento".
Nella vita di Marcello entrano così Natasha, Kolja e Katia, e l’uomo si affeziona immediatamente in particolare ai due ragazzi maggiori. 

Passano gli anni e in Ucraina scoppia il conflitto che possiamo immaginarci essere quello del 2014, nonostante non ci vengano dati precisi riferimenti temporali. Così in Marcello si risveglia il desiderio di accogliere i tre fratelli e allontanarli dagli scenari di guerra dove potrebbero trovarsi. Del maschietto Kolja tuttavia sembrano essersi perse le tracce...

Nonostante tutti gli elementi che ho appena elencato facciano pensare al racconto di un legame intenso e sorprendente tra i bambini e i genitori affidatari, in verità ai tre fratelli viene lasciato purtroppo davvero poco spazio. In prima linea ci sono i sentimenti di Marcello, i suoi tormenti interiori, le sue riflessioni sull’ex moglie, sui genitori, sul tempo che passa e sul suo lavoro di ricercatore in lettere classiche. Certo, i suoi pensieri spesso sono rivolti ai ragazzini, ma non posso dire che siano loro i veri protagonisti di questa storia e purtroppo anche alla relazione che si sviluppa tra i tre, Marcello e Natalia viene lasciato davvero poco spazio. 

Lo stile dell’autrice è piuttosto ricercato e complesso, e a mio parere ha il pregio di rendere il protagonista e narratore molto credibile e ben costruito; non per questo però risulta immediato provare per lui empatia o interesse. Marcello è infatti un personaggio che mi ha lasciata piuttosto fredda e anche questo ha contribuito nel farmi apprezzare soltanto in parte questa lettura. 
Se siete dunque alla ricerca di un libro che affronti con un’ottima introspezione i dubbi le insicurezze e il desiderio tardivo di paternità di un uomo ormai adulto, questa lettura potrebbe fare al caso vostro. Se però vi aspettate o desiderate leggere un romanzo  sull’affidamento di minori questa lettura potrebbe lasciarvi piuttosto insoddisfatti, come è successo a me. 

Avete mai letto un romanzo che raccontasse l’adozione?

martedì 12 aprile 2022

Guarda le luci, amore mio

Ho scoperto Annie Ernaux qualche tempo fa con la lettura de "L’evento", un romanzo d’ispirazione autobiografica sul delicato tema dell’interruzione di gravidanza. Così quando mi è stato regalato "Guarda le luci, amore mio", anche questo pubblicato dalla casa editrice L’orma ero davvero molto curiosa. 


Titolo: Guarda le luci, amore mio
Autrice: Annie Ernaux
Anno della prima edizione: 2022
Titolo originale: 
Casa editrice: L'Orma
Traduttore: Lorenzo Flabbbi
Pagine: 122


Si è rivelato un testo sorprendente, lontano dalle mie aspettative. Non ha infatti nulla del romanzo, mentre si tratta di una sorta di diario che l’autrice tiene per quasi un anno, tra il 2012 e il 2013, ogni qualvolta si reca in un ipermercato oggetto appunto della sua osservazione.

Nel suo ben distinguibile stile, chiaro semplice e molto diretto, questi pensieri raccolti diventano un modo per osservare la società francese, ma anche per riflettere sulle dinamiche del consumismo e su come la grande distribuzione induca desideri nei consumatori. L'autrice inoltre evidenzia come gli acquisti vengano effettuati in maniera del tutto incurante dello sfruttamento della manodopera a basso costo nei paesi del sud-est asiatico, vittime spesso di mortali incidenti sul lavoro che qui vengono documentate più di una volta.

Facciamo tutti la spesa, e la stragrande maggioranza di noi la fa nei supermercati. C’è stato un periodo della mia vita in cui vivevo all’estero e in certe domeniche in cui mi sentivo particolarmente sola trascorrevo un’ora di serenità proprio vagando tra le corsie di un supermercato non lontano da casa. Mi dava la sensazione di essere in quell’attimo meno straniera e meno smarrita, facendomi sentire parte della disordinata comunità di coloro che come me riempivano le loro buste della spesa: questo senso di accoglienza me lo ha riportato alla mente Annie Ernaux, bravissima a dare voce ai sentimenti che tutti proviamo ma non sempre siamo in grado di riconoscere. 

Non vi posso consigliare questa lettura se siete alla ricerca di un romanzo o di una trama avvincente, ma se la sociologia dei consumi è una materia che vi abbia mai incuriositi questo testo può decisamente fare al caso vostro. Per me si è rivelato una piacevolissima compagnia e un ottimo spunto di riflessione, che sono sicura mi tornerà in mente la prossima volta che inserirò l’euro nel carrello prima di riempirlo!

Avete mai letto un titolo di Annie Ernaux?

mercoledì 6 aprile 2022

Stella di mare

Giulio Macaione è un fumettista italiano che ho apprezzato particolarmente nella sua più recente pubblicazione "Scirocco", ma anche la sua opera d’esordio "Basilicò" mi era piaciuta molto. Ho deciso così di recuperare altro ed ho acquistato qualche tempo fa "Stella di mare".


Titolo: Stella di mare
Autore: Giulio Macaione
Anno della prima edizione: 2018
Casa editrice: Bao Publishing
Pagine: 176

Vi ritroviamo l’ambientazione siciliana cara all’autore per via delle sue origini. In questo caso ci troviamo a Cefalù e il mare qui la fa da padrone molto più che negli altri due fumetti che avevo già letto: il protagonista è un ragazzo sui 25 anni di nome Stefano, che vive la propria esistenza in una sorta di stand-by, in attesa di Marina, ragazza che incontra ogni estate e della quale è perdutamente innamorato, nonostante lei non sembri dedicargli le stesse attenzioni. 

L’elemento centrale della storia è proprio il mare, e con lui le creature fantastiche che più stimolano la fantasia degli autori ovvero le sirene: Marina stessa si firma nelle sue cartoline "la sirena del Nord", perché li è andata a vivere e a studiare e a Cefalù le sirene sembrano tutt’altro che creature inventate, anzi sono numerosi gli avvistamenti di creature non identificate da parte dei pescatori. Proprio un pescatore è l’altro protagonista di questa storia: un uomo anziano che trascorre la sua vita tra la barca e il molo dove sfama un gatto nero, e che con il mare ha un conto in sospeso.

Macaione in questo fumetto mette parecchia carne al fuoco: c’è un elemento quasi gotico che richiama la classica "donna pazza in soffitta", che in realtà qui è alla finestra, anche lei arrabbiata nei confronti del mare. C’è poi un amore inconfessabile che è stato troppo presto interrotto, ci sono i sensi di colpa, le credenze superstiziose e c’è la Sicilia con il suo scirocco che soffia, i turisti spaventati dalle voci che circolano e le vacanze estive che riuniscono gli amici originari del luogo. 

Le tavole sono principalmente nelle sfumature del blu e talvolta sono accompagnate dai testi di alcune canzoni che hanno il mare come filo conduttore, e che vi consiglio di ascoltare proprio durante la lettura perché arricchiranno la vostra esperienza.

In "Stella di mare" ho ritrovato l’autore che avevo già amato altrove, per quanto "Scirocco" resti di gran lunga in cima alla mia classifica personale. Inutile ripetervi poi quanto amo il modo in cui Macaione rappresenta i suoi personaggi, dettagliati ed espressivi tanto da sembrare quasi veri!

Qual è l’ultimo fumetto che avete letto?

Come un respiro

La lettura di "Come un respiro" di Ferzan Ozpetek si è rivelata una vera sorpresa! Si tratta di un titolo che avevo ricevuto in regalo diverso tempo fa e che avevo lasciato per qualche tempo in attesa, ma finalmente mi sono decisa. 


Titolo: Come un respiro
Autore: Ferzan Ozpetek
Anno della prima edizione: 2020
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 168


Le protagoniste di questa storia sono due sorelle, Elsa e Adele, che non si vedono da oltre cinquant’anni e sono ormai anziane. Elsa, che risiede da moltissimo tempo ad Istanbul, torna alla casa di Adele ma vi trova dei nuovi inquilini, che si offrono di rintracciare la sorella per lei. 

Da qui ai giovani abitanti dell’appartamento a Testaccio viene narrata la vicenda che ha separato le due donne in modo così irreparabile, ma la versione dei fatti non è una soltanto e al lettore la storia viene raccontata anche attraverso le lettere di Elsa da Istanbul, che Adele si è sempre rifiutata di leggere e che sono sempre ritornate al mittente, ma contengono verità ancora più scomode.

Come nella maggior parte dei film di Ozpetek la realtà non è mai quella che sembra e dietro la superficie si nascondono segreti e misteri, così come le relazioni dei giovani abitanti dell’appartamento non sono prive di tradimenti e bugie. Vi ritroviamo i temi cari all’autore dei legami familiari, degli amori tormentati e difficili e in questo caso anche della violenza psicologica.

Nelle lettere di Elsa troviamo anche Istanbul, città d'origine di Ozpetek, in una caratterizzazione come sempre fascinosa. Le lettere hanno anche il pregio di creare un’alternanza tra il presente e il passato che sviluppa la storia in un modo davvero appassionante, ricco di colpi di scena.
[Senza svelarvi troppo sappiate che la conclusione ha diviso molto i lettori lasciandoli ad interpretare un ultimo gesto che l’autore lascia volutamente ambiguo.]

Anche grazie all’impaginazione dell’edizione Mondadori "Strade Blu" il romanzo si legge d’un fiato ed è una di quelle letture che vi consiglio assolutamente se siete alla ricerca di una storia in cui immergervi e dimenticarvi di tutto il resto. Ve lo suggerisco in particolare se siete appassionati del film di Ozpetek, perché ritroverete le sue atmosfere suggestive -e anche qualche riferimento al suo primo lungometraggio "Il bagno turco"!