venerdì 9 agosto 2024

Rogo

Il mio secondo incontro con l'interessantissimo catalogo di Utopia editore avviene (dopo la folgorazione di "Eva dalle sue rovine" di Ananda Devi) con la lettura di "Rogo" di Perumal Murugan, autore indiano di lingua tamil. 

Romanzo breve da cui è impossibile separarsi, ha per protagonisti Saroja e Kumaresan, due giovani appartenenti a caste diverse che decidono di sposarsi incuranti della pressione sociale. Si renderanno conto di quanto la loro azione sia considerata grave soltanto quando Saroja seguirà Kumaresan al suo villaggio, fuggendo senza dire una parola alla propria famiglia, e una volta arrivata alla casa della suocera verrà accolta da insulti, ostracismo e violenza verbale, che non accennano a diminuire con il passare del tempo [anzi si fanno sempre più gravi, al punto di comportare l'omicidio della ragazza da parte dei residenti, che la inseguono in uno straziante finale e danno fuoco alla vegetazione in cui si nasconde].

"Rogo" è un romanzo estremamente drammatico, in cui percepiamo pagina dopo pagina l'emarginazione e la solitudine di questa giovane donna, e anche l'ingenuità del suo innamorato che non si sarebbe mai aspettato un tale rifiuto da parte coloro che lo avevano protetto e amato fino a quel momento. E' un romanzo che torna ad affrontare la distinzione in caste della società indiana, tema che non ho trovato in primo piano nelle mie più recenti letture ambientate in India (come ne "Il patto dell'acqua" di Verghese, anche se vi si trovano riferimenti agli intoccabili) e trovo di enorme interesse, dato che ancora purtroppo attuale.

Sono rimasta col fiato sospeso per tutta questa lettura, che ho trovato molto dura ma anche convincente, e vi consiglio davvero.

Qual è l'ultimo romanzo ambientato in India che avete letto?

mercoledì 7 agosto 2024

Terra crudele

"Terra crudele" di Anne Weisgarber è un romanzo piuttosto diverso da quello che mi sarei aspettata. Pubblicato da Neri Pozza, una casa editrice che come sapete per me rappresenta una garanzia e che compro quasi a scatola chiusa, affronta anche un tema che trovo molto interessante: quello della poligamia tra i mormoni negli Stati Uniti.

È necessario però specificare che proprio questa composizione familiare riveste un ruolo meno centrale di quanto credessi, e ci troviamo piuttosto davanti a un romanzo storico e ad una storia d’amore. L’autrice infatti si è ispirata a fatti realmente accaduti alla fine del diciannovesimo secolo e ha deciso di ricostruirli -in particolare il massacro di Mountain Meadows del 1857 e una piccola comunità dello Utah, composta da soltanto otto famiglie che sebbene siano mormone hanno scelto di allontanarsi dai luoghi dove i dettami della chiesa vengono praticati in modo più osservante e si dedicano piuttosto a sopravvivere in un luogo spesso inospitale.

Tra loro c’è la nostra protagonista Deborah, che si guadagna da vivere fabbricando guanti e il cui marito Samuel è da tempo lontano da casa per il suo mestiere di costruttore di carri e di ruote. Samuel però avrebbe dovuto fare ritorno ben prima e per questo giorno dopo giorno sentiamo aumentare la preoccupazione per l’amato marito, che conosciamo soltanto attraverso qualche lettera. 

L’altro protagonista e voce narrante di questa storia è Niels, amico di Samuel sin dall’infanzia: nonostante anche lui non aderisca fedelmente alle pratiche della chiesa mormone, non ha smesso di aiutare a sfuggire al pericolo dell'arresto uomini che si allontanano dalla città in quanto poligami. È l’arrivo di uno di loro e subito dopo del maresciallo che gli dà la caccia a ribaltare gli equilibri di questa storia, che alterna così una caccia all’uomo alle dinamiche della piccola comunità dello Utah e ciò che segue al ritrovamento del maresciallo ferito, di cui Deborah e Niels si trovano ad occuparsi.

È un romanzo più adatto alla lettura invernale: immerso in paesaggi innevati e strade impercorribili per il ghiaccio insomma l’ho letto un po’ fuori stagione; sebbene mi aspettassi qualcosa di parecchio diverso alla fine sono stata coinvolta dalle voci di questi due personaggi e dalle loro avventure. Non è il primo romanzo che vi consiglio se volete approfondire l’argomento, ma si tratta comunque di una buona lettura per gli amanti del genere storico.

Qual è l’ultimo romanzo americano che avete letto?

domenica 4 agosto 2024

Radici bionde

"Radici bionde", pubblicato da SUR, è stato il mio primo incontro con l’apprezzatissima autrice Bernardine Evaristo, ma purtroppo credo di aver cominciato dal titolo sbagliato (è infatti molto più famoso "Ragazza, donna, altro" che forse avrei dovuto preferire) perché si è rivelato la delusione tra le letture del mese, nonostante le premesse fossero ottime.

L’autrice descrive una società in cui è avvenuto un ribaltamento tra l’etnia caucasica e quella africana, che ha comportato che il fenomeno della tratta degli schiavi si svolgesse dalle coste dell’Europa verso quelle dell’Africa -i cui nomi sono leggermente variati, abbiamo infatti "Europia", i "bianki", i "nehri" e così via.

La protagonista, Doris, è stata catturata e resa schiava da ragazzina e da allora sogna di riconquistare la libertà. La struttura del romanzo non è lineare e intreccia il punto di vista di Doris ai suoi ricordi, ma anche alla voce di uno dei proprietari di schiavi che ha la pretesa di descrivere anche il contesto sociale in cui questa forma di schiavitù ha luogo.

Purtroppo nel complesso il testo non mi ha convinta per nulla: innanzitutto dal punto di vista temporale la contestualizzazione non regge. Se ci sono molti riferimenti all’epoca del diciassettesimo o diciottesimo secolo (la vita rurale in Europa, i viaggi per mare, le attività lavorative e l’economia) in altri punti ci sono invece elementi della contemporaneità riferiti per esempio alla moda. Questo ha contribuito a confondermi e a non farmi sentire immersa in una costruzione del mondo coerente.

L’altro enorme difetto, a mio parere molto più grave, è quello che per la protagonista non si riesce a provare alcuna empatia quando descrive le indicibili violenze a cui gli schiavi sono sottoposti. Sappiamo che non c’è nulla di inventato in queste ricostruzioni, ma sono descritte con un distacco e uno stile così vicino all’elenco freddo e compilativo, che non ho provato alcune emozione. Siamo lontanissimi insomma da opere come "Amatissima" di Toni Morrison (a cui troviamo citazioni anche dirette) che trasmette la crudeltà della schiavitù in modo estremamente rispettoso ed efficace.

In conclusione questa lettura non è proprio riuscita a convincermi e nonostante la durezza dei temi trattati mi sono addirittura annoiata.

Conoscete questa autrice per questo o altri romanzi?

Caccia allo strega

Come sapete, leggo raramente saggi. Sono però un'assidua ascoltatrice di podcas a tema libri, e tra i miei preferiti del momento c'è "Comodino", un podcast del Post realizzato da Ludovica Lugli e Giulia Pilotti: in una delle puntate hanno diffusamente parlato di "Caccia allo strega - Anatomia di un premio letterario" di Gianluigi Simonetti, pubblicato da nottetempo, e così ho deciso di prenderlo in prestito in biblioteca.

L'autore, giornalista, professore universitario e critico letterario, analizza in particolare sei anni di assegnazione del più importante premio letterario italiano, dal 2017 al 2022, e sei romanzi esemplari di anni precedenti, tutti pubblicati nel ventunesimo secolo (a dire il vero cinque premi Strega e un Campiello).

Ne prende in considerazione i punti in comune, come essi riflettano un vero e proprio spirito del loro tempo, i gusti e le esigenze di un pubblico di lettori che sempre più richiede romanzi di valori, dove siano nettamente distinte le vittime e i carnefici, dove spesso ricoprono un ruolo di primo piano i conflitti armati del presente o del passato, e dove la complessità letteraria sembra essere sempre meno auspicabile.

Mi sento di non sapervi parlare granché di un'opera di critica letteraria, che ho trovato però estremamente interessante soprattutto nell'analisi dei testi che avevo già letto e nell'incuriosirmi verso altri che invece non ho ancora preso in considerazione. 

Vi nomino perciò i romanzi trattati, così che possiate decidere se anche voi ne volete leggere un'analisi, ma anche molto spesso una critica feroce! 

Nel dettaglio affronta: "Via Gemito" di Starnone, "Non ti muovere" di Mazzantini, "La solitudine dei numeri primi" di Giordano, "Resistere non serve a niente" di  Siti, "M. Il figlio del secolo" di Scurati, "Le assaggiatrici" di  Postorino. Meno approfonditamente ma più in maniera comparativa vengono trattate le cinquine dal 2017 al 2022, che mi hanno fatto venire voglia di recuperare "E poi saremo salvi" di Carati e "La straniera" di Durastanti tra i titoli che non ho ancora letto.

Vi capita di leggere saggistica? Quale settore vi appassiona? 

mercoledì 31 luglio 2024

Il libro dell'estate

Tove Janson è un’autrice finlandese particolarmente famosa per aver creato i Mumin, piccoli personaggi protagonisti di strisce a fumetti per l’infanzia. È stata però autrice anche per un pubblico più adulto e di questa produzione fa parte "Il libro dell’estate", che trovate in libreria pubblicato da Iperborea e che più che un romanzo è un insieme di aneddoti relativi all’estate trascorsa su un’isoletta della Finlandia da una bambina di nome Sofia, suo padre e sua nonna. 

L’isola è un elemento di ispirazione autobiografica, perché proprio su un’isola remota e di piccolissime dimensioni la scrittrice trascorse le vacanze della sua infanzia e anche parecchio tempo della sua vita dedicata alla scrittura.

Non è contestualizzato nel tempo questo racconto, ma non si fa alcun riferimento alla tecnologia ed è la natura la terza protagonista insieme alle due donne appartenenti a generazioni così diverse: con loro il bel tempo, le tempeste improvvise, il germogliare delle piante e delle coltivazioni, l’avvicendarsi delle creature animali dalle più piccole alle più grandi. 

Molti di questi brevi capitoli sono ricchi di dialoghi che avvengono interamente tra la bambina la nonna e qualcuno degli altri abitanti del luogo, mentre il padre ha un ruolo più pratico, impegnato a svolgere lavori come governare la barca, dedicarsi alla pesca, alle riparazioni, alle attività quotidiane ma senza mai preferire una parola che venga riportata sulla pagina.

Nel complesso ad essere suggestiva è indubbiamente l’ambientazione, e anche la piccola protagonista è, anche se non sempre simpatica, molto realistica nel descrivere i tumulti dell’infanzia, le passioni ardenti, la testardaggine e il desiderio di avventura che la saggia nonna sa incoraggiare mantenendo sempre un equilibrio e sostenendo la crescita della personalità della nipotina.

Si tratta di una lettura molto breve, che vi consiglio soprattutto tra un romanzo più impegnativo ed un altro e per immergervi in un contesto lontano dalla frenesia cittadina facendovi trasportare in quella che per noi è davvero un’altra dimensione.

Qual è l’ultimo titolo del catalogo Iperborea che avete letto?

venerdì 26 luglio 2024

America addio

Non si può definire "America addio" di Pearl Abraham un romanzo di trama: di avvenimenti ce ne sono davvero pochi in queste quasi 300 pagine pubblicate da Einaudi.

Abbiamo una coppia che si è sposata molto giovane, troppo giovane potremmo pensare, che vive a New York e ha appena comprato una grande casa da ristrutturare. Sono entrambi ebrei, ma appartenenti a comunità diverse e che per questo vivono in maniera differente la propria spiritualità: Deena nata e cresciuta a Gerusalemme si comporta in modo laico in società, mentre Daniel è più osservante anche se non sembra farlo per una vera e propria fede, ma piuttosto per abitudine. 

Il loro matrimonio pare fondato sulla confidenza e sulla quotidianità, ma non certo sulla passione, e non è poi così sorprendente quando Daniel si invaghisce della sua segretaria appena ventenne che sogna di diventare Miss America, e se i genitori di Deena sono stati da sempre convinti che quel matrimonio non sarebbe durato anche il lettore non ci mette molte pagine ad essere d’accordo con loro.

Seguiamo dunque per mesi l’incrinarsi della relazione tra i due protagonisti fino all’inevitabile rottura, e quello che ho trovato degno di nota in questo romanzo è che giorno dopo giorno i protagonisti siano descritti così bene, in maniera quasi cinematografica, che ci sembra di assistere ai loro movimenti sullo schermo. Percepiamo l’essere rancoroso ed infantile di Daniel, lo spaesamento di Deena che rivendica la propria individualità, correndo per chilometri e poi andando via di casa e contemplando un viaggio che da troppo tempo rimandava proprio a Gerusalemme, una sorta di ritorno a casa quando New York sembra diventata estranea e pare rifiutarla.

Ho acquistato questo romanzo al mercatino senza saperne nulla e nonostante non lo ritenga un capolavoro è stata una lettura che mi ha appassionata e una volta conclusa mi ha lasciato l’impressione di aver assistito ad una proiezione di vite, tanto mi sono immaginata in modo tridimensionale Deena e Daniel e coloro che li circondano. Nel complesso quindi è un acquisto di cui non mi pento affatto!

Qual è l’ultimo libro che avete acquistato a scatola chiusa?

giovedì 18 luglio 2024

Legami di sangue

La produzione letteraria di Octavia E. Butler si inscrive nella corrente del cosiddetto "afrofuturismo": il pensiero degli autori afroamericani che negli anni '70 rivendicavano pari diritti rispetto ai bianchi, e il superamento del concetto di razza. 

Lo si ritrova nel romanzo "Legami di sangue", che risale al 1979 ed è portato in Italia da Sur edizioni: un libro che ho amato molto, e che ha per protagonista Dana, che nel 1976 ha poco più di vent'anni, ha sposato un autore bianco, e d'improvviso si ritrova catapultata nel Maryland schiavista di inizio '800. Qui il suo compito, senza apparenti ragioni né una vera e propria spiegazione, pare essere quello di salvare la vita di Rufus, il figlio bambino di un proprietario di schiavi che scoprirà essere un suo lontano antenato; e questi viaggi nel tempo continueranno ad avvenire nella vita di Dana, lasciando sia lei sia il marito a lungo intrappolati in un passato inospitale e pericoloso, a contatto con la tremenda realtà della schiavitù.

Il primo romanzo sulla schiavitù che io abbia mai letto è stato "Amatissima" di Toni Morrison, e lì ho compreso quanto questo tema mi avrebbe fatta soffrire, poi è seguito "La ferrovia sotterranea" di Colson Whitehead. Mi è successo anche con "Legami di sangue", dove l'elemento fantascientifico non mi ha per nulla infastidita (anzi, mi ha ricordato le dinamiche de "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo", e come lì mi ha convinta) e dove le relazioni tra le persone vengono spezzate dai capricci dei bianchi che li ritengono loro proprietà. 

Ci sono alcune scene di violenza, com'è naturale dato il contesto, ma c'è anche molta forza d'animo, una profonda umanità nell'empatia che Dana sa provare addirittura per Rufus, e una costante speranza in un futuro, che Dana e il marito conoscono per esperienza, in cui le catene e le corde a trascinare uomini, donne e bambini alla vendita saranno state spezzate. 

Questa lettura mi ha suscitato forti emozioni, e non posso fare altro che consigliarvela.

Quali sono i vostri autori afroamericani preferiti?