giovedì 2 agosto 2018

L'estate del cane bambino

Ne avevo sentito parlare qualche volta online e mi aveva incuriosito: ecco perché in biblioteca sono andata alla ricerca di questo titolo, spinta anche dal titolo che me lo faceva immaginare come una lettura adatta a questa stagione. Si è rivelata una lettura molto diversa da quanto mi aspettavo dal suo folgorante incipit, ma non per questo me ne sono pentita.
Menego aveva quattordici anni, io, Michele e Ercole dodici, Stalino quasi, e il cane nero chissà. Era l’estate del 1961. Il nostro mondo di allora era fatto di morti che resuscitavano per uccidere pescatori ingrati, di velieri portatori di peste, topi e vampiri, di nuvole combattenti e cavalieri inesistenti. Era un tempo in cui le leggende erano vere, e se qualcuno ci avesse detto che non era possibile che un bambino si trasformasse in cane, ci saremmo stretti nelle spalle, infischiandocene. 



Titolo: L'estate del cane bambino
Autori: Mario Pistacchio e Laura Toffanello
Anno della prima edizione: 2014
Casa editrice: 66thand2nd
Pagine: 224





LA STORIA

Estate 1961, Brondolo, un paesino poco lontano da Chioggia. Vittorio ed i suoi amici hanno frequentato l'avviamento e trascorrono i mesi caldi ad aiutare i propri padri al lavoro la mattina, chi nell'agricoltura chi nella pesca, ed i pomeriggi in interminabili partite di calcio e battaglie di figurine nel loro luogo di ritrovo segreto, che chiamano la Base. Con il gruppo spesso si fa vedere Narciso, fratello minore di uno di loro, Ercole; un giorno però Narciso si allontana e da allora sparisce nel nulla, inutili gli interminabili giorni di ricerche. Nello stesso giorno compare un cane, da qui il titolo, ed i ragazzini nella loro ingenuità arrivano a convincersi che Houdini (questo il nome che danno al cane) sia solo la forma nella quale Narciso si è trasformato. Quell'ingenuità però non durerà a lungo: l'estate del 1961 infatti segnerà per i protagonisti la perdita dell'innocenza.
Cinquanta anni dopo, Vittorio riceve un disegno che gli ricorda quell'estate, e ritorna al paese. Da cinquanta anni non parla con i suoi amici d'infanzia, a causa delle vicende dell'epoca, e diverse sono le questioni rimaste in sospeso che ha intenzione di chiudere; prima tra tutti, proprio la verità sulla scomparsa di Narciso.

Album figurine Panini 1961

COSA NE PENSO

Credevo che questo libro sarebbe stata una lettura veloce, poco impegnativa, un noir perfetto per l'estate. In realtà le mie aspettative sono state del tutto disattese da un romanzo tutt'altro che leggero, tutt'altro che limitato ad un cold case rimasto irrisolto: mi sono addirittura commossa sulle pagine di questo romanzo, che mi ha richiesto una certa resistenza. Come infatti vi accennavo già nella recensione di "Salvare le ossa", le crudeltà sugli animali sono un argomento che cerco di evitare nel corso delle mie letture, perché mettono eccessivamente a dura prova la mia sensibilità; anche in questo romanzo dunque ho incontrato qualche difficoltà nel procedere, ed alcune pagine mi hanno davvero turbata: senza rovinarvi la lettura e svelarvi troppo, mi pare comunque giusto avvertirvi.
Gli autori sono bravissimi nel ricreare le atmosfere dei primi anni Sessanta nel Nord Italia: tra i personaggi ci sono quelli ancora molto legati al Fascismo, i reduci della lotta partigiana, gli stalinisti entusiasti, gli ebrei guardati con sospetto; l'aborto è illegale e praticato in clandestinità, ed è facile che le persone con disturbi psichiatrici siano ritenuti indemoniati e perciò sottoposti ad esorcismo, oppure rinchiusi in istituti dove le terapie somigliano spesso alle torture.
Anche se solo per pochi mesi, Stalino era il più piccolo o, come puntualizzava lui quando glielo facevamo pesare, il più giovane tra noi. Suo padre, dopo Primo, Secondo, Terzo e Quarta, tutti nati sotto Mussolini e chiamati così in ordine d’arrivo per non subire l’affronto di trovarsi un Benito in casa, avrebbe voluto chiamarlo direttamente Stalin, ma all’anagrafe si erano rifiutati.
I protagonisti nel 1961 sono preadolescenti molto credibili; la narrazione è filtrata attraverso l'esperienza di Vittorio, narratore in prima persona anche cinquanta anni più tardi: Vittorio ragazzo legge Il conte di Montecristo, è complice del nonno ex partigiano al quale permette di fumare di nascosto nonostante i suoi problemi ai polmoni, ed è legatissimo ad Ercole, il suo migliore amico, alla sorte del quale non saprà reagire se non una volta diventato adulto. 
Raggiunsi il punto in cui anche il barone Danglars cadeva nella rete di Dantès. Non mancava molto all’epilogo, ma la voglia di leggere mi era passata.
“Lo finiamo un’altra volta” dissi chiudendo il libro.
“Non so se riuscirò a resistere,” fece il nonno “la curiosità potrebbe uccidermi. Finché non sai come vanno a finire, il senso delle storie non si capisce.”
Altrettanto convincenti sono i compagni di avventure di Vittorio: Stalino e Menego, Michele e, appunto, Ercole. Appassionati di calcio, di fumetti, fumano sigarette di nascosto e danno un senso all'estate solo insieme, almeno finché il mondo degli adulti farà brutalmente irruzione e nulla sarà più come prima, mettendo fine all'epoca dell'infanzia.
Il romanzo di questa coppia di autori è nero, cupo, lo definirei addirittura crudele; i protagonisti devono dare un nome al diavolo, quel diavolo di cui Ercole parlava solo tra le righe, di cui tutto il paese non sa niente o fa finta di non sapere, compreso il prete. È un romanzo potente e doloroso, che mi ha disturbata e coinvolta, che mi ha scossa trattando temi assai delicati; pur trattando della perdita dell'innocenza, riesce a lasciare un senso di purezza che aleggia attorno ai suoi personaggi, specialmente sul finale. Ve lo consiglio perché senza dubbio è uno dei noir più ad effetto che abbia letto negli ultimi tempi, tanto più che si tratta di un romanzo d'esordio; vi avverto però di armarvi di uno stomaco piuttosto forte e, altrimenti, di una buona scorta di fazzolettini, perché non si tratta di un libro che vi lascerà indifferenti. 

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