lunedì 6 agosto 2018

Te la sei cercata

Di Louise O'Neill avevo già letto, lo scorso anno, "Solo per sempre tua": ne avevo parlato qui. All'epoca non avevo ancora scoperto "Il racconto dell'ancella", lettura che ho fatto successivamente (qui trovate la recensione) e che mi ha fatto poi riconsiderare l'opera della O'Neill, non poco ispirata alla distopia di cui è protagonista difred; il libro della autrice irlandese mi aveva profondamente colpita e per questo mi ero procurata in lingua originale "Asking for it", che è stato solo di recente pubblicato in Italia. 
Farò riferimento all'edizione italiana per quanto riguarda informazioni sul libro e citazioni, nonostante quella in mio possesso sia in inglese.



Titolo: Te la sei cercata
Autrice: Louise O'Neill
Anno della prima edizione: 2015
Titolo originale: Asking for It
Casa editrice: Il Castoro
Traduttrice: Anna Carbone
Pagine: 273



LA STORIA

Emma O' Donovan è da poco maggiorenne, frequenta la scuola superiore a Ballinatoom, cittadina della cattolicissima Irlanda dove la domenica si va a messa e l'aborto è vietato
Emma è intelligente, sarcastica, spesso una pessima amica, ma soprattutto è attraente: grazie al proprio aspetto fisico è invidiata e venerata dalle coetanee e circondata da ragazzi interessati a lei, o per meglio dire al suo corpo. Convinta di essere lei a condurre il gioco, di essere lei ad usare gli altri, finisce molto spesso per farsi usare dai maschi che le stanno attorno; della gravità della situazione se ne renderà conto all'improvviso, dopo una festa in cui dopo aver assunto droghe perde i sensi e subisce una violenza di gruppo, immortalata grazie ai telefoni cellulari e attraverso essi resa di dominio pubblico sui social network. Da allora, Emma O' Donovan non è più la Emma O' Donovan che credeva di essere: non più al centro dell'attenzione, non più adorata e corteggiata, ma emarginata e derisa, accusata di aver rovinato la vita dei maschi coinvolti con una denuncia che nessuno pare prendere sul serio, ma che rimbalza dalle testate giornalistiche ai siti web.
Ero piena zeppa di spazzatura, di merda, di roba che non serve più a niente, che nessuno vuole o che non vorrà mai più. Ero sporca. (Dovrebbero buttarmi via.) E mentre ascoltavo era come se mi sentissi spezzare in due, io e lei, e adesso era lei che era Emma, Emma O’Donovan. Io ero la Ragazza di Ballinatoom.


COSA NE PENSO

Louise O'Neill è senza dubbio molto capace nel narrare i personaggi femminili: sia freida, protagonista di "Solo per sempre tua", sia Emma O'Donovan sono ragazze convincenti e caratterizzate piuttosto bene. Entrambe sono circondate da altre giovani donne, in un ruolo meno di primo piano, e da maschi che non si possono certo definire memorabili: gli Eredi in "Solo per sempre tua" sono irrispettosi e prevaricatori quanto i ragazzi che abusano di Emma per poi postare online le foto della violenza perpetrata.
I parallelismi però si fermano qui: mentre infatti era immediato empatizzare con freida e la condizione femminile in quel mondo distopico, è molto difficile provare la stessa empatia per Emma, che non si trattiene mai dal dire cattiverie a quelle che dovrebbero essere sue amiche, né dal sedurne i fidanzati solo per mettere alla prova il proprio potere.
Mi chino in avanti per togliere un pelucco dalla spalla di Eli ignorando l’occhiata torva che mi lancia Maggie. Non farei mai niente con Eli, ovvio che no, è il ragazzo della mia migliore amica, però è sempre bello verificare se potrei farlo.
È innegabile che sia più facile accusare Emma piuttosto che comprenderla; inutile cercare di convincere qualcuno che non si sia già tutti, chi più chi meno, imbottiti della retorica della colpa, della minigonna troppo corta, dell'aver esagerato con gli alcolici, dell'essersi messe consapevolmente in una situazione di pericolo. A quale ragazzo (maschio) viene infatti contestato l'abbigliamento un attimo prima che esca di casa? Quale viene accusato di eccedere nei rapporti con le ragazze? Piuttosto lo si ritiene un seduttore, ed i suoi pari proveranno invidia nei suoi confronti; l'equivalente femminile invece scoprirà scritte nei bagni della scuola, voci di corridoio che ne insultano la moralità, segreti da nascondere ai propri genitori -che, come nel caso degli O'Donovan, sarebbero delusi e profondamente segnati davanti ad un lato delle proprie figlie che preferiscono fingere di non vedere. 
«Sei in ritardo per la scuola.» Mia madre si stringe la vestaglia attorno al corpo, le strisce bianche ingiallite, sul bavero una macchia di tè. «Non ci vado.» «Ieri sera mi hai promesso che oggi ci saresti andata, Emma. Dai, ormai manca solo un mese agli esami.» «Forse domani.» È un gioco che facciamo. Io fingo che potrei tornare a scuola. Lei finge di credermi. Tutte e due fingiamo che a giugno affronterò gli esami. Siamo diventate brave a fingere.
Questo romanzo di Louise O'Neill è coraggioso: nonostante sia pensato per un pubblico di lettori molto giovani, non fa sconti nella forma e nella sostanza. Il linguaggio è estremamente esplicito, non ci resta alcun dubbio su quanto capitato ad Emma -nonostante nella sua memoria non ve ne sia traccia, le foto sono più che sufficienti a ricostruire la nottata e le umiliazioni subite, e l'autrice le descrive nel dettaglio
Nonostante questo elemento molto d'impatto, o forse anche proprio per questo, consiglierei "Te la sei cercata" innanzitutto ad un pubblico di lettori giovani, ma non soltanto. La retorica dello slut shaming, del victim blaming (ovvero dell'umiliare chi si ritiene una ragazza "facile", di incolpare la vittima, perché appunto si sarebbe andata a cercare e dunque meritata quanto le è capitato) è sin troppo diffusa tra i giovanissimi, ed il fenomeno delle foto in rete è tutt'altro che raro; comprendere questo è dunque di estrema importanza anche per chi con i giovani lavora a stretto contatto, e se un libro può essere non un semplice intrattenimento, bensì un mezzo di informazione che attira l'attenzione e sensibilizza su un problema attuale, ritengo che questo sia un merito. Come scrive la stessa autrice nella postfazione alla storia di Emma, infatti,
Dobbiamo parlare dello stupro. Dobbiamo parlare del consenso. Dobbiamo parlare del senso di colpa che imputiamo alle vittime e dello slut-shaming e dei doppi standard che applichiamo a ragazzi e ragazze. Dobbiamo parlarne e parlarne e ancora parlarne finché tutte le Emma di questo mondo si sentiranno sostenute e comprese. Finché si sentiranno credute.

Nessun commento:

Posta un commento