venerdì 31 maggio 2024

Ricco quanto il re

Romanzo d'esordio della scrittrice Abigail Assor, che in Marocco è cresciuta prima di emigrare in Francia all'età di diciassette anni (il francese è la lingua nella quale scrive), "Ricco quanto il re" pubblicato da Marsilio si è rivelato proprio nelle mie corde.

Ambientato nella Casablanca degli anni '90, tra i quartieri delle famiglie più benestanti e le zone invece più popolari e fatiscenti della città, ha per protagonista Sarah, un'adolescente francese che non ha mai conosciuto suo padre, e la cui madre passa da un uomo sbagliato al successivo, uno dei quali l'ha convinta anni prima a trasferirsi in Marocco. Qui lei e la figlia conducono un'esistenza fatta di difficoltà economiche e derisione, ma Sarah sogna il benessere economico, l'indipendenza, ed è soprattutto per questo che si innamora di Driss.

Driss è "ricco quanto il re", ma anche silenzioso, introverso, fragile al cospetto di un padre imprenditore che non lo lascia esprimere né gli dà fiducia. Driss però, con la sua moto tanto amata e i suoi giochi di carte, è più intuitivo dei tanti ragazzi da cui Sarah ha ottenuto regali grazie al proprio corpo, e nonostante si accorga immediatamente della condizione di povertà della ragazza i suoi sentimenti per lei sono genuini.

"Ricco quanto il re" è un romanzo di classi sociali, che racconta l'impossibilità di accedere alle famiglie più ricche per ragazze considerate inferiori, che racconta il matrimonio riparatore e l'aborto clandestino. È un romanzo intriso delle vie di Casablanca con i loro paesaggi e i loro odori, che racconta il Ramadan e la violenza della Festa del Sacrificio che tinge di sangue le strade, che racconta le spiagge di notte e le feste in piscina, il liceo francese e l'invadenza della polizia. 

È la storia d'amore di due ragazzi "con le stelle contrarie" alla Romeo e Giulietta, ma genuina e diretta, dalla scrittura evocativa e molto promettente per essere un'opera prima. Sono rimasta coinvolta dalla prima all'ultima pagina da Sarah, testarda e coraggiosa, e da Driss, che in fondo è una vittima a sua volta, seppure le sue catene ai polsi siano d'oro. 

Non avevo sentito parlare di questo romanzo prima di trovarlo tra le novità della biblioteca, ma ora credo che ne acquisterò una copia per la mia libreria, perché mi è piaciuto davvero molto!

Qual è l'ultimo romanzo ambientato in Nord Africa che avete letto?

mercoledì 29 maggio 2024

Isidor

Shelly Kupferberg in "Isidor", recente pubblicazione di Keller editore, ricostruisce una parte della storia della sua famiglia, concentrandosi in particolare sullo zio che dà il nome al testo, a dire il vero nato Israel, a Leopoli, oggi in Ucraina e all'epoca parte dell'Impero Austroungarico.

Nella seconda metà dell'Ottocento Israel nasce in una numerosa famiglia ebraica ortodossa, ma come i suoi fratelli si stanca presto dell'osservanza del padre, delle sue preghiere e della modestia nella quale crescono, desideroso di vedere il mondo e fare fortuna altrove. La città che sentirà come la propria patria, dove avrà successo negli affari e nelle relazioni così come i suoi familiari: un'esistenza invidiabile, che si protrarrà fino all'avvento del Nazismo, all'annessione dell'Austria e alle leggi razziali. 

Il testo di Sally Kupferberg è più di una biografia, più di una storia familiare: è la ricostruzione di come un regime mise fuori legge una parte consistente dei suoi cittadini, privandoli dei loro beni, dei loro diritti, della loro posizione in società, fino a torturarli, deportarli, ucciderli, fino a rendere quelle che consideravano le proprie città dei luoghi di violenza e di terrore.

"Isidor" è una storia individuale che diviene collettiva, una narrazione breve e diretta, che ci trascina tra le pagine della storia mondiale in un percorso dapprima di crescita e poi di annientamento. Per l'ennesima volta il catalogo di questa casa editrice mi riserva una gradita sorpresa, e un testo che consiglio a tutti gli amanti dei romanzi storici!

Qual è un testo biografico che vi ha colpiti?

Il fumo della falena

Di Mohsin Hamid, autore pakistano contemporaneo, ho già detto diversi romanzi: "Il fondamentalista riluttante", che forse è il mio preferito, "Exit West" e "L’ultimo uomo bianco", che contengono in sé un tocco di realismo magico. 

Visto che apprezzo molto i suoi temi e la sua scrittura ho deciso di recuperare anche il suo romanzo d’esordio, "Il fumo della falena", interamente ambientato a Lahore, che ha per protagonista Daru, un giovane di non ancora trent’anni e la sua spirale di autodistruzione. Se inizialmente infatti lo incontriamo con un lavoro in banca, un domestico, una rete di relazioni sociali, la perdita del lavoro e le difficoltà economiche lo fanno sprofondare nella tossicodipendenza e in una serie di scelte sbagliate, tra cui una relazione con la moglie del suo migliore amico. 

Di per sé questa trama non ha nulla di particolarmente originale, tuttavia la capacità di Hamid è quella di mescolare i punti di vista, dando voce ai personaggi che ruotano attorno al suo protagonista sempre più autodistruttivo mettendoci a conoscenza dei loro sentimenti e dei loro pensieri, che inevitabilmente hanno una grande influenza sulla storia. Un altro elemento degno di nota è la capacità di caratterizzare il personaggio femminile in due capitoli dove nemmeno per un attimo mi è venuto da pensare che sembrassero scritti da un autore maschio, e questo non capita purtroppo tutti i giorni.

Il fumo della falena è il meno cosmopolita dei suoi romanzi, il più concentrato sul paese dove l’autore è nato e cresciuto, quello che presenta meglio il conflitto tra un mondo in espansione fatto di giovani che anelano al successo e alla ricchezza (anche grazie ai frequenti studi all’estero) e che si trovano però davanti ai blackout alla rivalità con i paesi vicini, alla corsa all’armamento nucleare in un paese che non corrisponde alle loro aspettative e si sfogano in feste sfrenate e abuso di sostanze stupefacenti. Hamid rappresenta la classe di ragazzi benestanti che stanno stretti nella vita di provincia e vorrebbero di più, ma non sempre, come capita a Daru, riescono ad ottenerlo.

Più che un romanzo di formazione si potrebbe definirlo un romanzo di disgregazione, e per essere un’opera d’esordio è davvero potente la dimostrazione che l’autore ci dà di quanto sin dall’inizio abbia saputo giocare con le parole e i suoi personaggi.

Avete letto qualcuno dei suoi libri?

martedì 28 maggio 2024

Racconto Palestina

"Racconto Palestina" è un fumetto che nasce in lingua araba, ma che nella forma originale deve ancora vedere la propria pubblicazione, avvenuta invece in inglese francese e in italiano, quest’ultima grazie alle edizioni Mesogea. 

Perché Mohammad Sabaaneh non è stato pubblicato in patria o perlomeno non ancora? Le sue tavole, attraverso la particolarissima tecnica linoleografica che lavora per sottrazione, incidendo sagome bianche su fondo nero, non la manda certo a dire e "racconta Palestina" come dice il titolo attraverso le voci dei suoi cittadini, intrappolati da Israele nonostante le tante sentenze della Corte Internazionale di Giustizia che giudicano illegali i suoi comportamenti e la sua occupazione del territorio. 

L’autore racconta il carcere, ma anche la libertà che rappresenta come un fragile volatile capace di attraversare i muri e i confini. Racconta l’attualità di un paese sempre più ristretto, sempre più limitato dove gli arresti sono arbitrari, dove i bambini vengono uccisi sulla strada verso la scuola, e poi racconta Gaza prima di questa guerra, la più grande prigione a cielo aperto del mondo, ed è doloroso oggi pensare che la situazione è diventata ancora peggiore di quell’incubo.

In questo fumetto breve ma istruttivo Sabaaneh riesce ad essere diretto e anche poetico, a farci vedere l’oscurità che preme su coloro che non hanno alternative, che non possono andare altrove come i cittadini di Gerusalemme est che se decidessero di lasciare la loro città non potrebbero rientrarvi.

Anche l’appendice, che ripercorre alcune tappe della storia della Palestina e sottolinea i crimini israeliani perpetrati ignorando tutte le norme del diritto internazionale nel silenzio generale degli altri Stati, è estremamente chiara e informativa. Purtroppo questo fumetto è poco conosciuto, ma lo ritengo un'opera assolutamente da diffondere e da consigliare, che è riuscita in poche pagine ad emozionarmi e che potrebbe essere adatta alla lettura anche per chi non si è ancora avvicinato al tema.

Qual è l’ultimo testo ambientato in Palestina che avete letto?

Scheletri

Raccolta di racconti pubblicati dalla fine degli anni '60 alla metà degli anni '80, "Scheletri" di Stephen King contiene storie molto diverse per forma ("Ode del paranoide" e "Per Owen" non sono in prosa), lunghezza e contenuto, con un certo squilibrio anche per quanto riguarda l'incisività -di diversi credo mi rimarrà poco, nel tempo.

Tra alcuni sembra esserci un filo conduttore: elementi soprannaturali che incombono sui protagonisti inermi, in racconti inquietanti e pieni di angoscia -in "La nebbia", "La zattera", nel meno riuscito "Sabbiature".

In altri sono gli oggetti, teoricamente inanimati, a diventare veicoli di incubi e violenze a cui gli umani non possono sottrarsi: "La scimmia", "Il camion dello zio Otto", mentre altrove figure adulte e di riferimento diventano motore di scenari da brivido per malcapitati bambini: "Tigri!", "La nonna".

Un altro tema ricorrente è la salute mentale, e come la sua perdita abbia conseguenze irreversibili: "Ode del paranoide", "Nona", "La ballata della pallottola flessibile" e anche "L'arte di sopravvivere", dove il contesto alla Robinson Crusoe è determinante.

Alcuni racconti si basano su materiale molto promettente, ed è un peccato che non siano stati ampliati in veri e propri romanzi: "Il word processor degli dei", la coppia sul lattaio.

Infine troviamo come è abituale alcuni riferimenti ad altre opere del Re, in particolare l'ambientazione de "L'uomo che non voleva stringere la mano" è la stessa de "Il metodo di respirazione". 

Per concludere, i miei preferiti: "Il braccio", struggente e malinconico, privo di elementi horror ma piuttosto una poetica riflessione sul termine della vita. 

Qual è l'ultima opera del Re che avete terminato?

mercoledì 22 maggio 2024

Sole bruciato

Parecchi anni fa avevo amato moltissimo "Piccola guerra perfetta" dell’autrice albanese Elvira Dones, che racconta in particolare la guerra del Kosovo: è un testo che vorrei rileggere. Nel frattempo ho trovato per caso all’usato "Sole bruciato", un testo del 2001 pubblicato da Feltrinelli, che racconta l’esodo dall’Albania una volta caduto il regime comunista nel 1991 ma soprattutto la tratta degli esseri umani che affollò grazie a rapimenti e sistematiche violenze i marciapiedi d’Italia di giovanissime prostitute. 

Questo è un libro durissimo. L’autrice ha la chiara intenzione di raccontare l’orrore che esiste e che preferiamo sempre non guardare; è un romanzo che dovrebbero leggere per primi i clienti, coloro che credono di poter comprare il corpo e la compagnia di una donna con il denaro, senza riflettere su quali reti di criminalità e di soprusi si celino dietro ciò che pagano. 

Le protagoniste di questo libro sognano di emigrare, di trovare al di là del mare un’Europa più ricca, lontana da quella povertà che rende i loro padri disoccupati o carcerati come nemici del regime, che affama le loro madri e i loro fratelli minori; sognano di studiare, di intraprendere una carriera come giornalista o come sarta, ed invece vengono ingannate, spesso dai loro stessi parenti o fidanzati perché in quella fame di denaro, di arricchimento facile molti giovani uomini sono rimasti intrappolati in una rete che li porterà a sporcarsi le mani di sangue e a non ritenere più nulla degno di rispetto. 

È un romanzo colmo di scene violente, al punto di essere talvolta nauseanti, quasi intollerabili. Mon è certo una lettura per stomaci deboli, tuttavia è un testo potentissimo, che ci ricorda quanto l’essere umano possa essere abietto e quanto sia necessario schierarsi per porre fine alla tratta delle donne, qualunque sia il paese della loro provenienza. Ci sono protagoniste che rimangono più impresse di altre (Leila il cui diario è la parte più poetica di questa storia, Leila che sappiamo dalle prime pagine sta tornando in Albania dentro una bara, per cui non proviamo mai speranza per il suo destino, mentre invece possiamo averlo per quello di Velina, per quello della povera Mirica massacrata mentre il suo bambino viene tenuto in ostaggio e per Suela che vorrebbe soltanto essere una ragazza come tante, ma il suo corpo è così sfregiato che non riesce nemmeno a immaginarselo). 

"Sole bruciato" è una lettura che mi ha disturbata, che mi ha commossa, che mi ha fatta profondamente soffrire e mi ha fatto riflettere sulle vite e sui ricatti che gravano sulle ragazze che vediamo nella notte sui marciapiedi delle periferie. È un testo che risveglia la coscienza e per questo probabilmente dovrebbero leggerlo soprattutto i lettori uomini, per tenersi lontani anche dalla sola idea di diventare complici di simili brutalità.

Ancora una volta scopro ad un mercatino dell’usato un testo che si rivela sorprendente: certo conoscevo l’autrice, ma non avevo mai sentito parlare di questo titolo che al momento purtroppo è fuori catalogo, ma che vi consiglio di cercare in digitale o in biblioteca se siete interessati all’argomento, per quanto terribile possa essere.

Conoscete scrittori albanesi da consigliarmi?

La cartella del professore

I romanzi giapponesi, soprattutto quelli molto brevi, sono per me di solito una sorta di transizione tra una lettura più impegnativa, emotivamente o a livello di trama e struttura, e la successiva. In questo modo ho scelto "La cartella del professore" di Kawakami Hiromi, che trovate in libreria pubblicato da Einaudi.

I protagonisti sono Tsukiko, una giovane donna che ha superato la trentina e il suo professore di liceo, che ha quasi il doppio della sua età ed è ormai in pensione. I due si incontrano per caso in un locale e così nasce un rapporto nuovo, fatto di serate trascorse a bere, molti pasti consumati nei ristoranti, passeggiate e conversazioni, in cui è evidente che Tsukiko si innamora del professore.

È un romanzo di istanti, di piccoli gesti, di un'intimità che si costruisce col tempo, in cui resta tra loro sempre una certa formalità, e il professore sembra trattenersi dal far evolvere la loro relazione fin quasi alle ultime pagine (dove ci sono un paio di scene che, a costo di sembrarvi moralista lo confesserò, mi hanno un po' disturbata, forse perché inaspettate dati i capitoli precedenti). 

Non ho un'opinione precisa su questa lettura, e questo mi capita di rado. Ho trovato il ritmo davvero lento, a tratti mi sono anche un po' annoiata, ma quando sono arrivata alla conclusione mi sentivo del tutto immersa nel racconto, e questo mi ha fatta riflettere. Di certo non è entrato a far parte dei miei romanzi del cuore, ma per il momento lo conserverò nella mia libreria perché non escludo di riprenderlo in mano in futuro.

Aggiungo una curiosità: da "La cartella del professore" il fumettista Taniguchi ha tratto la sua opera "Gli anni dolci", che la traspone in parole e immagini. 

Qual è l'ultimo romanzo giapponese che avete letto?