La definizione di "page turner" è decisamente calzante per il romanzo d'esordio "La vita facile" di Aisling Rawle, recentemente pubblicato da Edizioni E/O, che ho ricevuto a dicembre e di cui ho sentito immediatamente il richiamo.
Per quanto poco si possa guardare la televisione, siamo tutti più o meno familiari con il mondo dei reality show in cui i concorrenti vengono osservati 24 ore al giorno dalle telecamere, mettendo in mostra attività richieste dalla redazione e interazioni più o meno romantiche.
Da questo presupposto si sviluppa "La vita facile" in un compound nel deserto al di fuori del quale si svolge un presente di cui sappiamo ben poco, tranne che i conflitti armati stanno decimando la popolazione mondiale e le condizioni ambientali sono in continuo peggioramento.
Non aspettatevi però un romanzo crudo quanto "Catene di gloria" di Nana Kwame Adjei-Brenya, pubblicato da SUR, dove i concorrenti combattevano violentemente per la vita. Qui, nel compound, si raccolgono 10 coppie con lo scopo ovviamente di essere eliminati fino a lasciare un unico vincitore; nel corso del programma attraverso lo svolgimento di prove collettive ed individuali si ricevono premi più o meno di lusso e ricompense più o meno necessarie alla sopravvivenza, mentre la competizione con il passare dei giorni diventa sempre più spietata e mette in discussione i principi dei partecipanti.
Viviamo il tutto dal punto di vista di Lily, giovane commessa addetta alla vendita di cosmetici, indubbiamente attraente, ma non la più sveglia della cucciolata; non ha un vero obiettivo nella vita se non quello di arricchirsi e ottenere appunto una "vita facile", in cui accumulare più prodotti possibili senza compiere sforzi o sacrifici.
Attraverso i suoi occhi, vediamo le relazioni più o meno sincere, più o meno basate sull’aspetto fisico e con il passare dei giorni l’emergere dei più bestiali istinti dei protagonisti in competizione, in un crescendo di tensione che rende impossibile interrompere la lettura.
È vero che non c’è contesto in questo romanzo e questa è la critica principale che gli ho visto muovere; non sarebbe stato di troppo, sono d’accordo, ma al tempo stesso si rivela una lettura di intrattenimento da cui è impossibile non farsi coinvolgere, che fa riflettere sul consumismo delle nostre società e che consiglio soprattutto nei momenti in cui vi trovate in una sorta di blocco del lettore e non vi sentite dell’umore per dedicarvi a gialli e thriller.
Avete mai letto un romanzo sul tema dei programmi televisivi?






