giovedì 13 settembre 2018

Ritorno ad Haifa

Ghassan Kanafani, autore palestinese, trova purtroppo poco spazio sugli scaffali delle librerie di oggi ed anche nelle biblioteche della mia città è necessario mettersi d'impegno per recuperare le sue opere. Mesi fa sono rimasta folgorata da "Uomini sotto il sole", romanzo breve scritto nel 1963, che narra il dramma dell'emigrazione dalla Palestina occupata al Kuwait. Da allora desidero approfondire la produzione di questo scrittore, e finalmente oggi ho un nuovo titolo di cui parlarvi.



Titolo: Ritorno ad Haifa
Autore: Ghassan Kanafani
Anno della prima edizione: 1969
Titolo originale: 'A 'id ila Haifa
Casa editrice: Edizioni Lavoro
Traduttrice: Isabella Camera d'Afflitto
Pagine: 55



LA STORIA

Nell'aprile 1948, i palestinesi di Haifa furono obbligati ad abbandonare la propria città, le proprie case con all'interno tutto ciò che contenevano, per vederle riassegnate ai coloni che avrebbero costituito da allora il popolo israeliano. Quasi vent'anni più tardi, due di quei palestinesi costretti all'esilio (Said e sua moglie Safiya) ritornano ad Haifa per rivedere quella casa lasciata da tanto tempo, alla ricerca del bene più prezioso che, nella concitazione, vi avevano abbandonato loro malgrado: il figlio neonato Khaldun, mai ritrovato nonostante le disperate ricerche.
Da quasi vent'anni nella loro casa abita Miriam, ebrea sopravvissuta ai lager nazisti; a lei e il marito (ormai scomparso) è stata assegnata quella casa, ma è stato anche loro affidato il neonato che vi si trovava, al quale hanno dato il nome Dor e che hanno cresciuto come un figlio -nonostante i suoi veri genitori fossero proprio Said e Safiya, che il ragazzo tratta con tanta durezza non appena li incontra.

Palestinesi costretti a lasciare Haifa, 1948 (fotografia UNRWA)

COSA NE PENSO

"Ritorno ad Haifa" è un racconto capace di illustrare il dramma della Nakba ("al-nakba" in lingua araba significa "catastrofe", ed è il termine adoperato per indicare l'esodo palestinese del 1948). Da allora migliaia di persone sono state tramutate in profughi, costrette a dipendere dagli aiuti delle Nazioni Unite, obbligate a vagare negli Stati limitrofi sperando di poter tornare presto alle proprie case -per poi rendersi conto che non sarebbe mai successo.
Proprio la sofferenza dei palestinesi scacciati è l'elemento di maggiore forza di questo testo, insieme al personaggio di Miriam: quando infatti Said e Safiya la incontrano, non si trovano davanti un nemico, bensì una donna lei stessa vittima di un'atrocità della Storia che non riescono a ritenere davvero colpevole. 
Said fece un sorriso amaro. Non sapeva come spiegarle che non era venuto per questo, che non voleva mettersi a fare una discussione politica, e che sapeva che non era colpa sua. "Non è colpa sua?". No, non proprio. Come spiegarglielo?

Mentre Miriam tuttavia non assume alcun atteggiamento conflittuale nei confronti di Said e Safiya, il personaggio davvero aggressivo nei loro confronti è Dor, quel ragazzo che è nato da bambino arabo ed è cresciuto da soldato israeliano, credendo i propri genitori biologici -e l'intero popolo palestinese- colpevole di estrema vigliaccheria. Nonostante sia forse troppo freddo e distaccato davanti all'incontro con coloro che lo hanno generato, Dor rappresenta perfettamente l'indottrinamento delle forze militari d'Israele, ed è il fattore scatenante che fa comprendere a Said (il quale esprime il pensiero dell'autore Kanafani) quanto sia necessaria la resistenza e la lotta per riconquistare ciò che è stato rubato al popolo di Palestina.
Said replicò: "Non c'è niente da dire. Per quanto la riguarda, forse tutta questa faccenda è un fatto sfortunato, ma la storia è storia e, venendo qui, noi l'abbiamo intralciata. Le confesso, a proposito, che quando siamo andati via da Haifa tutto ciò sembrava provvisorio. Sa una cosa, signora? Credo che il prezzo lo pagherà ogni palestinese, so che molti hanno pagato con i loro figli, e ora so che anch'io ho pagato con un figlio, il modo strano, ma anch'io ho pagato… Questa è stata la mia prima quota, ed è una cosa che sarà difficile spiegare."
Nella sua brevità, il racconto di Kanafani fornisce un quadro chiaro ed efficace degli avvenimenti del 1948 e delle sue conseguenze sulle persone coinvolte. A differenza di "Uomini sotto il sole", una volta terminata questa lettura ne ho tratto un senso di forza e di combattività, ed approfondendo la questione ho scoperto infatti che mentre il primo appartiene al cosiddetto periodo pessimista dell'autore, nel quale egli non credeva che la causa palestinese potesse avere speranza, "Ritorno ad Haifa" appartiene ad un momento successivo nel quale la sua fiducia di poter lottare per cambiare le cose era aumentata. Sappiamo purtroppo che la condizione della Palestina non è affatto migliorata come Kanafani avrebbe sperato; tuttavia per onorarne la memoria e l'impegno leggere le sue opere ed approfondire la storia del suo Paese natale mi sembra la decisione migliore. 

Nessun commento:

Posta un commento